Le polemiche

Selfie col pentito del clan, nuova grana per Meloni 

Opposizioni all’attacco: deve chiarire. La premier: fango nel ventilatore 

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Sorride come in migliaia di altri selfie, uno dei momenti che raramente si lascia scappare quando si trova in mezzo alla gente anche ora che è presidente del Consiglio. Ma per quello scatto di 7 anni fa - pubblicato da un'inchiesta di Report e ripreso su alcuni quotidiani - che la ritrae con Gioacchino Amico, presunto referente del clan senese, Giorgia Meloni torna sulla graticola, con le opposizioni che chiedono di fare «chiarezza» sui rapporti del suo partito con le mafie.

La risposta è rapida e piuttosto infastidita. «Fango nel ventilatore», si difende andando all'attacco la premier, che sui social punta il dito contro «la “redazione unica”, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report», sottolineando di non essere «una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede».

Le critiche

Dovrebbe «guardarsi in casa e fare chiarezza nel suo partito», con chi «si accompagnano», anziché «attaccare i giornalisti», affonda la segretaria dem Elly Schlein, osservando, come fanno altri nel centrosinistra, che si tratta dello stesso clan «di quel soggetto - Carroccia - con la cui figlia Delmastro ha fondato una società di ristorazione».

Lo scatto

Lo scatto - che non è tra gli atti dell'inchiesta Hydra - risale al 2 febbraio del 2019 all'Hotel Marriott di Milano dove «si celebrava la prima grande iniziativa politica del partito al nord, in vista delle Europee di quell'anno», spiega Report pubblicando il selfie sui social e osservando che Gioacchino Amico non era «imbucato» ma era tra i dirigenti in sala ad accogliere la futura premier.

All'epoca Amico non era ancora indagato per mafia ma aveva già ricevuto una condanna definitiva per ricettazione ed era stato arrestato per truffa e associazione a delinquere. Oggi è uno dei principali imputati nel processo Hydra di Milano e le intercettazioni lo indicano come uno degli personaggi cruciali del consorzio mafioso lombardo tra Camorra Cosa Nostra e Ndrangheta.

Chi è

Siciliano di nascita, Amico avrebbe fatto sedere allo stesso tavolo i referenti milanesi di Matteo Messina Denaro, i capi delle organizzazioni lombarde della 'ndrangheta e il clan di Michele 'o pazzo, il capomafia più potente della capitale.

Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo», rimarca Meloni, respingendo il «pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre» pur sapendo «questi imparziali e onesti giornalisti», che «con mio padre ho interrotto ogni rapporto all'età di 11 anni». Esistono, osserva poi la premier, «decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie e vale per chiunque faccia politica».

FdI fa quadrato attorno alla leader, dai ministri come Tommaso Foti e Guido Crosetto fino ai social del partito, a respingere la «nuova ossessione della sinistra».

Ma per Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report che tornerà domenica su Rai3, «non si può liquidare il tutto con la banalità di un selfie con un fan» perché Amico era «persona introdotta da tempo all'interno di FdI ed entrava e usciva dal Parlamento a volte senza mostrare i documenti».

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