Matteo Salvini tende la mano a Massimo Garavaglia e gli offre un ruolo nella nuova segreteria politica. Premio al coraggio, quanto meno. Il senatore, che l'ha sfidato alla guida della Lega conquistando il 24% dei voti, esaminerà la proposta. Ma non si tirerà indietro, «se serve per il bene della Lega e per stemperare toni, crisi interne ed eventuali ritorsioni». Anzi, rimarca: «A maggior ragione ci sono».
Dunque, da umile prete di campagna, come si era definito nel conclave di Milano, Garavaglia aspetta di capire cosa gli riserva il futuro. In attesa resta pure Luca Zaia, il mister preferenze del Carroccio su cui aleggia una «promozione» che potrebbe vederlo vicesegretario unico o nel ruolo di supercoordinatore. Ma non è detto che l'ex Doge accetti.
Nel frattempo, e prima che si esauriscano i dieci-quindici giorni chiesti da Salvini per definire la nuova creatura politica approvata dal congresso, lo stesso leader ha messo un punto fermo proprio su Garavaglia. «Se è d’accordo, entrerà in segreteria». Questa la motivazione: «Lui si è esposto, al contrario di altri che hanno parlato per mesi e che poi alla fine non si sono esposti». Leggi i ribelli che, prima capitanati dai governatori (compreso Zaia) e poi da Attilio Fontana e Massimiliano Romeo, hanno messo in piazza le crepe della Lega. Chiedendo più attenzione al Nord e denunciando il calo nei consensi.
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