Tribunale.

«Sedici anni alla mamma di Chiara» 

Corte d’Assise, ieri la richiesta di condanna del pm Bagattini 

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Nonostante il perito nominato dal giudice per le indagini preliminari abbia accertato il totale vizio di mente di Monica Vinci, per il pubblico ministero Valerio Bagattini – forte di una propria consulenza – la donna non sarebbe stata del tutto incapace di intendere e di volere quando il 18 febbraio 2023 ha ucciso a coltellate la figlia tredicenne nella loro casa di Silì, frazione di Oristano. Per questa ragione, al termine di una lunghissima requisitoria, il pm che sostiene l’accusa davanti alla Corte d’assise di Cagliari ha chiesto per l’imputata la condanna a 16 anni di reclusione, riconoscendole solo l’attenuante del vizio parziale di mente.

La requisitoria

Davanti alla Corte presieduta dalla giudice Lucia Perra, affiancata dal collega Roberto Cau e dalla giuria popolare, si è aperta ieri la discussione del processo per l’omicidio di Chiara Carta, appena 13 anni, uccisa dalla madre nell’apice di una lite. La furia omicida, a quanto pare, sarebbe esplosa dopo una discussione perché la ragazzina voleva uscire con addosso una minigonna. Il pm Bagattini ha subito fatto capire la sua intenzione di discostarsi dalle conclusioni del neuropsichiatra Maurizo Maresco che, nell’aula dell’Assise, aveva ribadito quanto già detto in indagine. L’ex professore associato di psicopatologia forense e criminologia alla Facoltà di Medicina dell’Università “La Sapienza” di Roma aveva ripetuto che quell’omicidio è stato «un atto fuori controllo, in totale discontinuità con la realtà», sottolineando che «non si uccide una figlia con 36 coltellate per gelosia se non si parte da una patologia, come è in questo caso la schizofrenia paranoide, tra le più gravi che noi conosciamo». Il pm, invece, ha seguito la linea del suo consulente, Stefano Ferracuti, che pur confermando la grave patologia, aveva concluso sostenendo la parziale incapacità di intendere e di volere dell’imputata.

La richiesta

In estrema sintesi, per il pm Bagattini la stessa dinamica che ha portato all’omicidio non è necessariamente identificabile come qualcosa che sia legata ad quadro di grave psicopatologia. In ogni caso l’accusa ha riconosciuto che, in questo momento, esiste una pericolosità sociale e che dunque la misura di sicurezza di 3 anni, che normalmente si applica una volta espiata la pena, debba essere anticipata nella Rems – dove la donna è attualmente ricoverata – così da ricorrere ancora alla terapia idonea. Partendo da una pena base di 24 anni e riconoscendo le attenuanti della seminfermità, il pubblico ministero ha così chiesto una pena finale di 16 anni di reclusione. Dopo il magistrato ha poi parlato l’avvocata Anna Paola Putzu, nominata parte civile dall’ex marito, mentre il difensore dell’imputato, il penalista Gianluca Aste, discuterà alla prossima udienza: il 9 settembre. Il suo consulente, Giampaolo Pintor, ha condiviso invece il quadro clinico tracciato dal perito: infermità totale e dunque non punibilità.

La terapia

Monica Vinci, 54 anni, dopo aver ucciso la figlia aveva tentato di togliersi la vita. Accertata la schizzofrenia è attualmente sottoposta a una terapia in una Residenza per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems)

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