Decimomannu.

Scure sull’Aias, 22 pazienti senza assistenza 

L’Azienda della salute taglia il budget: il centro attivo da 30 anni rischia la chiusura 

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Una scure silenziosa e drammatica si abbatte in queste ore sulla sanità fragile della Sardegna, colpendo al cuore la provincia di Cagliari e lo storico centro Aias di Decimomannu. A causa di una recentissima modifica della classificazione dei pazienti e delle relative tariffe riabilitative, l’Ares (Azienda della salute) ha ridotto sensibilmente l’acquisto di prestazioni dall’Associazione per l’assistenza agli spastici. Il risultato è drammatico: in tutta l’Isola almeno 120 pazienti non vedranno prorogata l’assistenza. Ben 22 di questi si trovano nella struttura decimese, aperta nell’‘88 e attiva come residenziale dal ‘97. Per loro, molti ricoverati da oltre vent’anni, si profila il ricollocamento o il rientro a casa. Senza nuovi inserimenti e con un taglio lineare delle entrate, l’intero centro rischia la chiusura definitiva e la drastica riduzione del personale.

La logica dei costi

Fino alla scorsa settimana, la ripartizione dei costi per i presidi a valenza socio-riabilitativa residenziale era chiara: il 40% a carico del Servizio sanitario (Ssn) e il 60% diviso tra Comuni e utenti in base all’Isee. Per i centri diurni il rapporto era invece del 70% Ssn e del 30% a carico di Comuni e famiglie. Cifre che garantivano un equilibrio vitale per i pazienti di livello 3a (patologie neurologiche gravi) e 3b (necessità di assistenza personale). Ora questo delicato equilibrio è stato spezzato dall’azienda regionale.

Uno schiaffo all’impegno

«Mi sento inadeguato e sconfitto», confessa Francesco Pintus, direttore del centro decimese. «Ho dovuto consegnare a un padre la lettera di dimissioni del figlio per fine mese. Un uomo che ha già un altro figlio disabile e la moglie allettata a casa. Invito le istituzioni a venire qui in un giorno normale, faticoso, per vedere il nervo scoperto della realtà». La struttura conta 47 pazienti fissi ai piani superiori e 15 al piano terra in riabilitazione temporanea (8 mesi) dopo le dimissioni dagli ospedali come il Sant’Anna. «Da fine anno stop a nuovi ingressi. Spostare chi vive qui da vent’anni è un trauma che sconvolge le loro abitudini. Senza entrate adeguate il centro diventerà antieconomico e chiuderà». Un destino già appeso a un filo: l’immobile è all’asta e a luglio il valore scenderà da 10 a 4,7 milioni. Eppure parliamo di un’eccellenza con psicologi, sociologi, educatori, palestre e laboratori di ceramica.

I passi da fare

La politica locale promette battaglia. Monica Cadeddu, sindaca di Decimomannu, si è subito attivata per sollecitare i consiglieri regionali: «Ho chiesto la presentazione di un’interrogazione urgente all’assessore alla Sanità. Non tollererò che queste decisioni ricadano su cittadini e pazienti in condizioni di grande fragilità e sofferenza mentale. Famiglie e malati hanno bisogno di certezze e continuità assistenziale. Seguirò l’evolversi della vicenda e sono pronta a incontrare il comitato dei familiari nato per tutelare i pazienti coinvolti». Resta il grido finale del direttore Pintus: «Questo posto ti prende il cuore, distruggerlo significherebbe distruggere noi stessi».

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