Bandiere e striscioni appesi ai pilastri del Consiglio regionale, in sottofondo c’è pure “Bella ciao”. Ciò che al momento non si sente è la voce della politica regionale a cui si chiede - tra le altre cose - anche una legge sul sistema scolastico sardo. Ma di rivendicazioni, nella prima delle due giornate di sciopero, ce ne sono tantissime altre. Tutte messe nero su bianco, nel volantino che salta di mano in mano durante il sit-in mattutino di via Roma organizzato da Cobas scuola, e ribadite a voce da non troppi manifestanti che al di là del numero secco esultano per il bilancio di fine giornata: «L’adesione nell’Isola è stata eccezionale. Decine di istituti sono rimasti chiusi». Segno inequivocabile che le cose non vanno come dovrebbero.
La partecipazione
Il malumore è nazionale, col mondo dell’istruzione in subbuglio ovunque e i sindacati di base che aprono lo sciopero previsto anche per oggi con la partecipazione di altre sigle. Braccia incrociate in tutta Italia, anche a Cagliari, dove la bocciatura delle prove Invalsi - in corso nelle primarie - è nettissima. «Quiz assolutamente inutili e dannosi, una robaccia che altrove ci si sta lasciando alle spalle ma non da noi», commenta Nicola Giua, portavoce regionale Cobas scuola. «Oggi siamo qui per ribadire con forza la nostra assoluta contrarietà a questi quiz, alla didattica delle competenze addestrative e alla scuola della digitalizzazione selvaggia con lo sperpero dei denari del Pnrr, e per chiedere l'eliminazione di enti inutili come Invalsi e Indire», spiega.
La battaglia
«Da anni ci battiamo contro i quiz invalsi, che al di là del loro valore intrinseco e che per noi ha scarsa scientificità, non portano a nulla, perché dopo l’analisi e la diagnosi non arriva la cura», interviene Giancarlo Della Corte, ex preside del Buccari e componente dell'esecutivo del sindacato. «La Sardegna è ultima in Italia e forse anche in Europa, ma non ci danno finanziamenti o personale formato e qualificato per superare questo eventuale gap». Così lo dicono in coro che «la scuola sarda è alla deriva».
Tra i manifestanti c’è anche Andrea Scano, consigliere comunale e insegnante nella scuola di via del Sole. «Parliamo di quiz inutili e assolutamente dannosi, uno strumento estremamente rozzo e semplificato che non ci dice assolutamente nulla su ciò che succede nella scuola, anche se di fatto i risultati di questi test a crocette vengono spacciati come realtà senza apportare alcun correttivo», osserva.
«La scuola sta male, quella sarda particolarmente, e la politica, sinistra compresa, ha la sua responsabilità: le riforme degli ultimi trent'anni hanno peggiorato la situazione». L'elenco delle proteste è decisamente lungo: «Invece di fare passi avanti la scuola sta regredendo, basti pensare alla presa in giro della riforma degli Istituti tecnici, con tagli su materie fondamentali che dovrebbero formare i cittadini», rilancia Maria Luisa Loche, arrivata da Oristano.
Le richieste
Anche Enrica Giua, insegnante di Quartu, tiene a dire la sua: «Il mio istituto è uno di quelli che paga le conseguenze dell'accorpamento. Diciamo no ai quiz Invalsi così come ai continui tagli calati dall’alto, che non tengono assolutamente conto delle caratteristiche della nostra terra e rischiano di aumentare il già tragico dato della dispersione».
Nel quartier generale della politica isolana avanzano proteste e rivendicazioni: dicono no al dimensionamento scolastico («Non tiene conto della specificità dei territori, incentiva lo spopolamento e ha creato istituti ingestibili con la perdita di centinaia di posti di lavoro»), e ai salari «inadeguati», chiedono la modifica della legge Fornero e di quella Dini sulle pensioni e una legge sulla Scuola sarda. Intanto si protesta anche oggi, con la Cgil pronta a scendere in campo.
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