La Spezia.

«Scuola complice», studenti in rivolta Il decreto è pronto 

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La Spezia. È stato il giorno della rabbia degli studenti, che chiedono giustizia. Ieri mattina circa mille si sono ritrovati di fronte all'istituto “Chiodo” per testimoniare la loro vicinanza ai ragazzi che venerdì scorso hanno visto un loro compagno, Abanoub Youssef, 18 anni, cadere sotto la coltellata sferrata dal 19enne Zouhair Atif, al quale ora il Gip contesta l’omicidio aggravato da futili motivi, commesso con «peculiare brutalità» e «allarmante disinvoltura». Dalle 7 una processione di giovani in lacrime ha continuato a portare fiori, messaggi e lumini accesi all’ingresso, per poi attendere in silenzio l’orario di entrata. Ma alle 8.10 la compostezza è diventata protesta. «La scuola non doveva aprire oggi», ha gridato una studentessa mentre i suoi compagni provavano a chiudere il portone con la resistenza dei collaboratori scolastici. La Digos ha trattato con i ragazzi ma la contestazione contro la scuola è cresciuta, con l’accusa di aver sottovalutato i segnali dati da Atif, «un ragazzo problematico» dice una studentessa al megafono, «che aveva già minacciato» altri in passato. «La scuola è complice», hanno gridato gli studenti. Dagli slogan ai fumogeni, il presidio diventa corteo per le vie del centro. Poi, quando i familiari scendono dal Palazzo di giustizia dopo un colloquio con il procuratore, la rabbia si calma e c’è commozione quando un agente abbraccia il padre di Aba. I funerali del giovane si terranno con ogni probabilità domani. Ieri intanto il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, assicurava: «Il decreto sicurezza su cui sta lavorando il governo è praticamente pronto» e servirà anche a contrastare «la diffusione di quella che sembra quasi diventata una moda in certi ambiti e in certe fasce della popolazione giovanile, ossia portare il coltello. Questo non può più essere consentito e non può più essere tollerato. Occorrono quelle misure forti a cui noi stiamo pensando e che presto realizzeremo per evitare che ci possano essere dei rischi per la collettività».

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