La sentenza.

Scritta contro Israele, commerciante prosciolto: «Non propagandò l’odio» 

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Non fu propaganda d’odio razziale, ma una critica, per quanto aspra e volgare, all’operato di uno Stato. Per questo il Gup del Tribunale di Cagliari, Claudia Sechi, ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere («Perché il fatto non è previsto dalla legge come reato») nei confronti di un commerciante cagliaritano di 70 anni. L’uomo era accusato di aver scritto con una bomboletta spray una frase offensiva contro Israele sul muro perimetrale della chiesa di Santa Lucia, il 17 ottobre 2024.

Il giudice ha accolto le tesi della difesa, rappresentata dall’avvocato Adriano Sollai, che in udienza erano state in parte condivise anche dal pubblico ministero Rossella Spano. L’imputato, è poi emerso, non ha espresso odio verso gli ebrei, ma intendeva solo criticare duramente il comportamento dello Stato di Israele nei confronti della popolazione civile palestinese. In udienza l’imputato ha reso una lunga dichiarazione, parlando delle sue amicizie con persone di religione ebraica e della sua passione per la cultura ebraica, condivisa con diversi amici israeliani. Il principio espresso dalla decisione della giudice, in estrema sintesi, è che il codice penale non punisce come odio razziale la critica, anche se aspra e volgare, verso lo Stato di Israele. Il commerciante 70enne ha, invece, dovuto accordarsi per una messa alla prova per il reato di “imbrattamento” derivato dal fatto che avesse usato la bomboletta di vernice sul muro della chiesa. Caduta, invece, l’accusa ben più pesante di propaganda all’odio razziale. (fr.pi.)
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