È la seduta dei veleni, della resa dei conti senza più filtri. Il bilancio passa, ma resta sullo sfondo: in aula, dove fa il suo esordio la neo assessora ai Servizi sociali Giulia Murgia, va in scena uno scontro politico durissimo, fatto di accuse personali, fratture ormai esplicite e un clima che supera di gran lunga il confronto sui numeri. Alla fine il Consiglio approva il previsionale 2026-2028 con tredici voti favorevoli e undici contrari, decisivo il ritorno di Sardegna al Centro 20Venti. Ma il dato politico è tutto nel modo in cui si arriva al voto.
Il confronto
La maggioranza resta in silenzio per tutta la discussione, nessuna difesa nel merito. Lo mette agli atti Francesco Federico: «Non è intervenuta la maggioranza» e l’assessore «non ha nemmeno voluto replicare». Il sostegno al sindaco arriva solo nelle dichiarazioni di voto. Un passaggio che fotografa una tenuta numerica, non politica. L’assessore al Bilancio Simone Prevete aveva rivendicato un impianto fondato sull’equilibrio dei conti, sottolineando che «quasi 12 milioni di euro sono accantonati nel fondo crediti di dubbia esigibilità». Per la giunta è garanzia, per l’opposizione il segnale di una difficoltà strutturale. Carla Della Volpe lo dice senza attenuanti: «Un fondo crediti di dubbia esigibilità così elevato significa che una grossa parte delle entrate previste non viene incassata». E affonda sulla trasparenza: «La nota integrativa non spiega nulla». Il passaggio più politico arriva però con Francesca Marchi, che richiama direttamente il parere dei revisori: «Hanno espresso un parere favorevole, è vero, ma le loro raccomandazioni suonano come veri e propri campanelli d’allarme». Da qui la conclusione: «Non è un progetto per la città, ma un documento compilativo, lacunoso e, in alcuni punti, tecnicamente preoccupante». Umberto Marcoli sposta il discorso sul piano della direzione politica: «I numeri, se non sono sostenuti da una visione, restano esercizio contabile». E sintetizza: «Manca una visione, una programmazione, una guida riconoscibile». Sul peso delle scelte si focalizza Francesco Federico: «Si continuano ad aumentare imposte e tributi». Ma è Sergio Locci a entrare nel cuore del problema strutturale, legando il fondo crediti alla capacità di riscossione dell’ente: «Ma perché si arriva a questo? Perché non si attua quel processo di accertamento che dà sicurezza alla riscossione».
Botta e risposta
Poi il dibattito smette definitivamente di essere tecnico. L’intervento di Giuliano Uras (Oristano al Centro), ex alleato e oggi all’opposizione dopo il siluramento dell’assessore Ivano Cuccu, segna il punto di rottura: «Mi sento tradito. Vi auguro - si è rivolto agli assessori - di non avere mai bisogno che il sindaco vi tuteli perché lui ammazza i suoi più grandi amici anche dentro la Giunta, non avrà pietà di voi». La replica del primo cittadino è immediata: «State pure tranquilli, non ammazzo nessuno, semmai ho resuscitato qualcuno». Nel finale Massimiliano Sanna prova a ricondurre tutto a una linea politica, ribadendo più volte di agire «per il bene della città».
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