I rimpatri.

Sciopero della fame e resistenza: oggi i rientri in Italia 

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Umiliati ma determinati a proseguire la loro missione: almeno 87 degli oltre 420 attivisti della Global Sumud Flotilla trasferiti nel porto israeliano di Ashdod hanno iniziato uno sciopero della fame. Un'azione di protesta contro quello che non esitano a definire un «rapimento illegale», sebbene si sentano solidali con i 9.500 palestinesi detenuti nelle prigioni del Paese ebraico.

Dopo lo sbarco ad Ashdod, per la maggior parte dei militanti si profila una procedura di espulsione. Tra loro ci sono anche 29 italiani. Le prime partenze sono iniziate, con il rilascio del deputato M5s Dario Carotenuto e del giornalista de Il Fatto, Alessandro Mantovani, attesi a Roma già nelle prime ore di oggi. Gli altri dovrebbero partire in giornata. A dare la notizia del loro rientro è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «Stamane dall'aeroporto di Ramon (a sud di Israele) dovrebbero partire tutti gli italiani per essere accompagnati in Grecia o in Turchia. La trattativa è praticamente conclusa, sono stati accompagnati in un centro di detenzione vicino alla scalo, dove hanno passato la notte per poi incontrare all’alba le autorità consolari», ha annunciato il responsabile della Farnesina.

Sulle tante barche della Flotilla per Gaza viaggiavano trentaquattro italiani, ma cinque si sono fermati a Cipro prima degli abbordaggi israeliani. Gli altri ventinove tra cui Carotenuto e Mantovani – sono stati fermati tutte dalle forze armate israeliane. Tra l'altro, per dieci non era la prima volta: erano già stati bloccati nelle precedenti spedizioni della Flotilla dirette a Gaza. Per loro si temevano ulteriori provvedimenti da parte di Tel Aviv, ma Tajani ha annunciato di avere avuto rassicurazioni sul fatto che ripartiranno insieme al resto del gruppo.

Ad Ashdod per tutti i pro pal della Flotilla, italiani e non, è scattato il fermo amministrativo. La procedura prevede l'espulsione immediata volontaria per chi l'accetta, mentre per coloro che si rifiutano di firmarla viene applicata quella coatta nel giro di ventiquattro ore. Tuttavia c’è il rischio che possano scattare arresti nel caso in cui le autorità di Tel Aviv contestino a qualche attivista altri reati e chiedano un supplemento d'indagine. Un'ipotesi che si tradurrebbe in un prolungamento della detenzione.

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