Un pellegrinaggio continuo da quasi una settimana. Decine di persone hanno fatto visita all’abitazione di Rizvan Sulejmanovic, il quarantenne di origine bosniache morto a San Sperate giovedì scorso mentre cercava, come sua abitudine, di aggiustare il suo furgone: il cric che sollevava il mezzo forse ha ceduto e l’uomo è rimasto schiacciato. Una disgrazia avvenuta davanti agli occhi dei figli e che ha sconvolto due comunità.
Una è quella di San Sperate, dove i Sulejmanovic vivono da dieci anni, cinque dei quali passati nella casa di via Porrino. La famiglia si era ben ambientata: «Persone tranquille che non hanno mai dato fastidio a nessuno», hanno detto i vicini, dispiaciuti per l’accaduto. La seconda è quella rom del circondario, dove Rizvan era molto conosciuto, che da subito si è recata in massa dalla famiglia. Un via vai di persone accompagnate da auto e furgoni che, giorno e notte, hanno riempito le vie Eleonora d’Arborea e Porrino ma anche il cimitero di San Michele a Cagliari, dove è stata portata la salma di Rizvan.
Non un semplice gesto d’affetto ma un vero rito funebre tipico della cultura rom per accompagnare il defunto sino al giorno delle esequie, celebrate ieri. Pellegrinaggio che ha causato qualche difficoltà tra i residenti: rumori e sporcizia sono alcuni dei disagi oggetto di attenzione anche da parte degli agenti municipali. Episodi che tuttavia, date le circostanze e grazie alla sensibilità della cittadinanza, non hanno impedito il proseguimento dei riti funebri.
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