New York. Il Regno Unito trema per lo scandalo Epstein, mentre la ministra della Giustizia americana Pam Bondi viene messa sotto torchio in Congresso, dove i dem la accusano di aver insabbiato i documenti per proteggere Donald Trump e l’amministrazione.
Sta prendendo piede il sospetto di un fantomatico rapporto sessuale a tre che avrebbe coinvolto Epstein, la sua complice Ghislaine Maxwell e un ex (o futuro) primo ministro del Regno Unito, di cui non si fa il nome. L’indiscrezione shock sarebbe nei documenti sul pedofilo non ancora svelati e accreditata da Andrew Lownie, già autore di una biografia non autorizzata sull’ex principe Andrea.
Sull’identità regna per ora il buio. «Non è Winston Churchill», ha detto sarcasticamente l’autore. Nelle carte su Epstein citati a più riprese, seppur senza evidenze di illeciti, vari ex capi di governo del Regno Unito come il laburista Tony Blair o il conservatore David Cameron. È poi noto che Ghislaine Maxwell frequentò l’università di Oxford negli anni in cui vi studiavano sia Cameron sia Boris Johnson.
Negli Usa, la ministra Bondi in Congresso ha difeso il suo operato e Trump. Parole cadute nel vuoto, causando scintille coi democratici della commissione giustizia della Camera davanti alle vittime del pedofilo, indignate per come il Dipartimento di Giustizia (che ha in corso indagini relative a Epstein) ha gestito la pubblicazione dei file, proteggendo i potenti ed esponendo i loro nomi.
«Sono profondamente dispiaciuta per quello che tutte le vittime hanno dovuto affrontare a causa del mostro», ha detto Bondi rifiutandosi però di guardare negli occhi le vittime e scusarsi con loro per come i file sono stati gestiti. E di Trump ha detto che «è il presidente più trasparente della storia, senza prove che abbia commesso alcun crimine».
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