La sfilata

Sardegna Pride, la festa dei trentamila 

Un fiume arcobaleno invade Cagliari: «Siamo il popolo disordinato ma buono» 

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Un mare di bandiere, musica, sorrisi e richieste gridate a gran voce ha invaso ieri il cuore della città. Il Sardegna Pride è tornato a riempire le strade di Cagliari con la sua festa dai mille colori, portando in corteo 30mila persone e confermandosi come uno degli appuntamenti più partecipati dell’anno nell’Isola. Un’onda arcobaleno che con “La forza del disordine” – il motto scelto per la 14esima edizione – ha provato ad abbattere pregiudizi e barriere che ancora oggi accompagnano chi vive la propria identità o il proprio amore fuori dagli schemi.

La festa

Dal Parco della Musica a piazza Yenne, passando per via Sonnino e via Roma, la città si è trasformata in un grande corteo: carri, bandiere che sventolano dai balconi e centinaia di persone affacciate lungo il percorso.

C’è chi il Pride non se lo perde mai e chi, invece, ha deciso di esserci per la prima volta. «Per me è il giorno più bello dell’anno, quello che aspetto con più ansia», racconta commossa Chiara Piras. «È il momento in cui ci si ritrova e non ci si sente soli». Per lei è ormai un appuntamento fisso. Attorno, tantissimi giovani, famiglie, gruppi di amici e anche decine di bambini, molti a bordo del trenino a loro dedicato.

Tra i manifestanti anche Marcello Lasorsa, arrivato con la figlia in braccio. «Loro sono molto più aperti e pronti di noi a imparare queste cose. I bambini non conoscono i pregiudizi e le differenze, siamo noi adulti a insegnargliele». Una frase che sintetizza il senso di una giornata che guarda anche alle nuove generazioni, chiedendo una società capace di educare al rispetto, all’affettività e al consenso.

Sul palco

Ma la festa ha lasciato spazio anche al momento politico. Dal palco del Parco della Musica le associazioni hanno letto il documento condiviso, chiedendo – per citarne solo alcune – libertà e sicurezza per le persone Lgbtqia+, autodeterminazione, riconoscimento delle identità di genere, contrasto a discriminazioni e bullismo, soprattutto nelle scuole e nei luoghi di lavoro. Un appello rivolto anche al Governo: il diritto alla libertà e all’amore deve appartenere a tutti.

Il popolo

«Siamo il popolo disordinato ma buono, quello che riempie il mondo», ha detto Carlo Cotza, portavoce degli organizzatori. «Le nostre differenze non tolgono nulla a nessuno. Siamo qui anche per dire no alle politiche che ancora oggi ostacolano la piena affermazione delle nostre identità». In prima linea anche il sindaco Massimo Zedda, che ha definito il Pride «un messaggio di pace, libertà e rafforzamento dei diritti», invitando ad «ascoltare i giovani, la vera linfa vitale della Sardegna». Assieme a lui anche il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini: «Purtroppo c’è ancora bisogno di gridare no alla discriminazione e sì all’amore libero». Un pensiero condiviso da molti è andato anche a Mirko Moriconi e Kety Andreoni, tra le più recenti vittime dell’omofobia in Italia. «Non possiamo voltarci dall’altra parte quando si parla di diritti», ha ricordato Comandini.

E mentre il sole tramonta e i carri tornano al Parco della Musica per la festa finale, il Pride si chiude come è iniziato: con una città attraversata da una moltitudine colorata che, per qualche ora, ha ridisegnato il suo ritmo e ha immaginato un futuro migliore.

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