Non arriva da sola, e nemmeno per caso, la povertà educativa della Sardegna. La nostra Isola non è mai davvero salita sul treno della crescita: il reddito pro capite è di 19.064 euro, quasi il 15% in meno rispetto ai 22.374 di media nazionale. Da fondo classifica pure il tasso di disparità nella distribuzione della ricchezza, ovvero il grado di diseguaglianza: 6,1 contro il 5,5 che si registra nel resto d’Italia. Tutto è scritto nel Bes Istat 2025, lo studio che misura gli indicatori di sviluppo oltre il Pil. E a venire fuori è la solita Isola in affanno. «Con una vulnerabilità economica strutturale». Ma i sardi, malgrado tutto, sono i più ottimisti d’Italia: il 34,1% ha un’incrollabile fiducia nel futuro (30,9 nel resto del Paese); il 47,8% si è dichiarato soddisfatto della propria vita (media nazionale al 46,3).
Guadagni
Che da queste parti non si navighi nell’oro, è storia nota. Ma sono pesanti quei 3.310 euro di minori guadagni in un anno rispetto alla media nazionale. Anche perché in Sardegna il rischio povertà è una possibilità concreta per il 25,7% della popolazione (18,9% nel resto d’Italia). Si aggiunga che nell’Isola il 14,7% delle famiglie ha difficoltà ad arrivare a fine mese (5,8% di dato nazionale) e più di tre nuclei su dieci (32,6%) considerano la propria situazione economica in peggioramento (media italiana al 29,5). Si aggiunga che la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti è ferma a 17.642 euro, il 25% in meno rispetto ai 23.630 di dato italiano. L’unico indicatore positivo sul benessere economico riguarda la casa: solo per il 2,7 dei sardi il mutuo e le bollette coprono oltre il 40% del reddito netto (5,1 di dato nazionale).
Istruzione e formazione
E se i giovani pagano il ritardo regionale nello sviluppo con l’addio precoce alla scuola, la stretta correlazione tra bassi redditi e limitati investimenti nel percorso di studi riguarda pure gli adulti. Nella fascia dai 25 ai 64 anni, i diplomati sono il 56,8%, il secondo peggior dato nazionale dopo quello della Sicilia (56,1). La media dell’Italia è al 66,7%. Nello stesso gruppo anagrafico, i laureati non superano il 25,3%. Peggio solo Sicilia (23,2) e Puglia (24,4), la media del Paese è al 31,6%.
Quadro sanitario
Il Bes dell’Istat completano i report locali mettendo in relazione istruzione, reddito e salute, tutti indicatori strettamente connessi: in Sardegna la speranza di vita alla nascita è di 82,8 anni, a fronte di una media nazionale di 83,4. Nell’Isola risulta elevata pure la mortalità per tumori nella fascia 20-64 anni: si contano 8,8 decessi per 10mila residenti, il secondo valore più alto in Italia dopo la Campania a 9 (7,6 il dato nazionale). Ancora: gli over 65 che muoiono per demenze e malattie del sistema nervoso sono il 44,3%. La media nel resto del Paese è al 35,3.
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