«È un’intesa fondamentale, abbiamo l’opportunità unica di costruire l’Einstein telescope in Europa. Se riusciamo saremo leader nel mondo, nella scienza e nella tecnologia. Imprese così grandi non si possono portare avanti da soli, ma in stretta collaborazione con gli altri Stati europei. Questo è lo spirito dell’accordo: avere un’alleanza molto stretta tra gli enti di ricerca e le università della Sassonia e quelli italiani». Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, presenta così a Nuoro l’intesa firmata ieri nell’auditorium Isre assieme a Roberto Ragazzoni e Fabio Florindo, presidenti di Istituto nazionale di astrofisica e Istituto nazionale di geofisica e vulcanologiana, alla prorettrice alla ricerca e al trasferimento tecnologico dell’Università Tecnica di Dresda e al Karlsruhe Institute of Technology, Angela Rösen-Wolff, presente la segretaria di Stato del ministero dell’Ambiente della Sassonia, Heike Grassmann. A sostegno della candidatura di Lula non solo la scienza: c’è un accordo tra le Regioni Sardegna e Umbria.
Le Regioni
«L’Umbria ha dei laboratori fondamentali», spiega la presidente Alessandra Todde. «L’accordo dimostra che è il Paese intero che vuole questa candidatura». Spiega il valore della configurazione cosiddetta a “doppia L”, promossa anzitutto dagli scienziati. «Il nostro obiettivo è che sia una decisione che elimini la competizione. Stiamo parlando con l’Olanda e con il Belgio perché deve essere una decisione europea. La possibilità potrebbe essere quella di avere l’infrastruttura in Sardegna e in Sassonia, e altri pezzi nei Paesi concorrenti», dice Todde col pensiero al sito olandese da tempo candidato. «La Sardegna è veramente la sede più opportuna», sottolinea Stefania Proietti, presidente dell’Umbria dove, grazie a fondi Pnrr, operano centri di ricerca di fisica nucleare e dipartimenti di fisica, “antenne” - spiega - «che possono concorrere a migliorare il dato rilevato, ci auguriamo, dall’Einstein in Sardegna». E pensando alla ricerca multidisciplinare e alla crisi demografica aggiunge: «Questa è una sfida italiana che può portare il nostro Paese ad attrarre giovani talenti e nel fare della ricerca un pilastro».
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