Nuoro.

S’Arbore, il rito della devozione 

San Francesco: 200 fedeli a Marreri per la conclusione dei festeggiamenti 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Si sono chiusi ieri, con il tradizionale rito di S'Arbore, i festeggiamenti primaverili in onore di San Francesco di Lula, uno degli eventi religiosi più sentiti del Nuorese. Due settimane intense, arricchite da una forte devozione e dal tenere viva la tradizione, che ha riportato centinaia di pellegrini lungo il cammino da Nuoro a Lula e viceversa. Con S’Arbore, si segna il passaggio tra i priori uscenti Giovanni Farina e Daniela Marongiu e i nuovi Giuseppe Loddo e Luisa Puddighinu. «Siamo emozionatissimi e tanto legati al Santo, per tutti noi è un onore e il legame tra i priori negli anni è sempre molto stretto. Chi viene qui non viene mai per caso».

In preghiera

E infatti, ieri, a Marreri per S’Arbore, erano almeno duecento i fedeli a essersi riuniti per momenti conviviali e di preghiera, ognuno con la sua storia. Inoltre, quest’anno il santuario è stato anche Chiesa Giubilare con possibilità di ottenere l’Indulgenza plenaria, in occasione degli 800 anni dalla morte del Santo. Un Santo che, per i nuoresi, continua a dare tanto. Lo racconta Giuseppina Manca Brilla, ex priora: «Mia madre ha dedicato quarant’anni della sua vita a San Francesco, ci ha trasmesso questa devozione. La chiamata a diventare priori, 32 anni fa, arrivò per me e mio marito in un momento molto particolare della nostra vita. L’abbiamo vissuta come un segno e da allora le cose sono andate più che bene. Torniamo ogni anno, è un segno di riconoscimento. Ci ha salvato la vita».

L’era del Covid

Tra le testimonianze più sentite anche quelle di Chiara Crasta e Francesco Loi, priori nel 2021-2022, anni segnati dalla pandemia: «Noi non abbiamo potuto fare S’Arbore per il Covid, ma il legame con San Francesco cresce di anno in anno - dicono -. La festa è emozionante per tutti, soprattutto per i cavalieri e per i fedeli che il 30 aprile si avviano a piedi verso il santuario. E poi sono tanti gli aspetti emozionanti: dalla “pesata dei bambini” con il saio, accompagnata dalle offerte, al filindeu distribuito ai pellegrini e portato nelle case dei malati, sino al passaggio del Santo nelle abitazioni durante l’anno». Crasta racconta della sua esperienza con gli occhi lucidi: «Un momento molto toccante per me è quando i priori, prima della novena, puliscono il Santo con un lenzuolo bianco che poi viene tagliato e distribuito alle collaboratrici. È un qualcosa di inspiegabile». A rendere possibile le celebrazioni tanti volontari che lavorano tutto l’anno. Tra loro anche i cugini Musina e Giacomo e Francesco Morittu che ogni 10 maggio si recano a Marreri dalle 6 del mattino: «Prepariamo il ristoro dei pellegrini - dicono -. Quest’anno abbiamo cucinato tre quintali e mezzo di pecora e quattro quintali di maiale allo spiedo, oltre ai “casizzolu” con miele, tipici della festa. Ci lega l’amore per San Francesco e la volontà di far proseguire questa festa che appartiene a tutti. È una tradizione a cui non si può rinunciare».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?