Il caso.

Sant’Efisio, manifesti e polemiche 

L’Arciconfraternita contro la pubblicità degli altri Comuni: «Basta intromissioni» 

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A meno di due settimane dallo scioglimento del voto, l’atmosfera intorno alla festa di Sant’Efisio si fa tesa. Non per questioni legate al protocollo religioso, ma per una serie di manifesti pubblicitari che, negli ultimi giorni, hanno fatto storcere il naso ai custodi della tradizione. Al centro della polemica, una campagna promozionale che unisce i comuni di Sarroch, Pula, Villa San Pietro e Capoterra, ma che non cita Cagliari, cuore pulsante e storico del culto.

«Una scorrettezza»

Per l’Arciconfraternita del Gonfalone non si tratta di rivendicare un primato territoriale sulla carta, ma di difendere la titolarità di un rito che affonda le radici nel 1656. «Dobbiamo restare ancorati all’essenza devozionale – spiega il presidente Andrea Loi –. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a troppe intromissioni. La festa è un evento sempre più grande, è giusto che la componente spirituale si confronti anche con una promozione turistica ma le decine di eventi collaterali promossi, che poco hanno a che fare con il Martire, servono solo ad attingere ai contributi regionali». E ribadisce fermamente: «Gli aspetti turistici non possono essere predominanti».Il timore del presidente è che la gestione secolare dello scioglimento del voto – affidata all’Arciconfraternita su delega della Municipalità di Cagliari – possa essere delegittimata da una visione troppo “aziendale” dell’evento. «Lo scopo finale sembra essere: “Ora la festa arriva qui e la gestiamo noi”. Ma non può essere così – e mette in allerta –. Se sparisce l’esclusiva di questa gestione, viene meno la nostra stessa ragione di esistere», commenta Loi allarmato. «Non citare Cagliari non è solo un’inesattezza ma una scorrettezza nei nostri confronti. Il nucleo della devozione è qui, dove custodiamo le reliquie. Su questo punto saremo intransigenti», conclude il confratello.

«Nessuna volontà divisiva»

A provare a spegnere l’incendio è Walter Cabasino, sindaco di Pula, che parla di una polemica «inesistente» e di un «imbarazzo» nato da ragioni puramente tecniche legate ai nuovi bandi regionali.

«Non c’è nessuna volontà di creare rotture o calpestare i piedi a nessuno», chiarisce il primo cittadino. «Il tutto nasce da un problema di carattere amministrativo. Per la prima volta la Regione Sardegna ha messo a bando dei finanziamenti per la promozione turistica e la valorizzazione della festa anche per gli altri paesi toccati dal culto. Abbiamo deciso di cogliere l’opportunità concorrendo tutti insieme, felici che la Regione abbia dimostrato attenzione anche verso il nostro coinvolgimento». Cabasino riconosce il corto circuito comunicativo ma, rassicura: «Si è creata una divisione tra Cagliari da una parte e noi dall’altra a causa di questa discrepanza amministrativa, ma ripeto: nessun intento divisivo. Alcuni dettagli, anche se importanti, sono sfuggiti probabilmente perché è la prima volta che veniamo coinvolti e certi errori sono dettati dall’inesperienza».

Sguardo futuro

Il sindaco conclude con un’apertura verso le confraternite e un auspicio per il futuro: «Nessuno ha intenzione di distogliere l’attenzione dal ruolo devozionale né dalla guida dell’Arciconfraternita cagliaritana». Azione devozionale e promozione del territorio corrono su binari distinti: «A noi come amministrazione tocca solo quest’ultima. Spero che dal prossimo anno si possa agire e partecipare tutti insieme in maniera coesa», conclude fiducioso Cabasino. Se per le amministrazioni si è trattato di un semplice «peccato d’inesperienza» burocratica, per l’Arciconfraternita il segnale è allarmante. La sfida per le prossime edizioni sarà quella di ricucire lo strappo, garantendo che la promozione turistica resti al servizio della tradizione e non viceversa, preservando quell’unità tra Cagliari e i comuni del cammino che è, da secoli, l’anima stessa del rito.

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