Cattedrale.

Santa Maria, festa a metà 

«Per i nuoresi la patrona, in realtà, è la Madonna delle Grazie» 

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Gli uffici pubblici, dal Comune alla Asl, si fermano sebbene la città resti ancorata alla sua quotidianità. Messa e processione irrinunciabili. Mai di più. Santa Maria della Neve, patrona di Nuoro e della diocesi, è giornata di festa, scandita dalle messe e dalla processione guidata dal vescovo. Ma oggi come ogni anno non si va oltre. Nessun evento collaterale ad accompagnare la ricorrenza religiosa che pure qui ha radici profonde perché riporta a fine Settecento. Che siano la calura estiva, la pigrizia d’agosto o i richiami del cuore che legano i nuoresi alla Madonna delle Grazie più che ad ogni altra, Santa Maria, com’è chiamata, rivive soprattutto tra i fedeli che non mancheranno in Cattedrale per le messe alle 8, 10.30 e 19 e per la processione serale guidata dal vescovo Antonello Mura alla presenza dei parroci della città e di alcuni dell’hinterland.

Testimonianze

«È una disaffezione atavica, la patrona di Nuoro è la Madonna delle Grazie. Santa Maria è una festa liturgica», dice con schiettezza lo studioso di tradizioni popolari Franco Stefano Ruiu che ripensa alle celebrazioni di novembre stracolme di fedeli a tutte le ore. «Vuole dire che è nell’anima della gente», riconosce per Le Grazie. «Effettivamente non ricordo di aver mai visto festeggiamenti per Santa Maria della Neve mentre ricordo benissimo quelli per Su Serbadore che erano molto vivaci fino a 10-15 anni fa», dice Alessandra Corrias, presidente della Fondazione Satta, col pensiero alle ricorrenze storiche d’agosto, al netto del Redentore. «Io l’ho sempre seguita, da amministratore comunale e da fedele. Sono nuorese e molto affezionato a questa festa. Santa Maria della Neve è una presenza solenne, storica, importante», dice Leonardo Moro, presidente dell’Isre, ex vice sindaco che in tale veste in passato ha accompagnato il simulacro indossando la fascia tricolore.

In Cattedrale

La chiesa è oasi di preghiera e anche di rigenerante freschezza. «Come tutti i paesi la festa principale non è quella della patrona», c’è chi sottolinea. «Eppure questa festa ha radici profonde nella storia, nella spiritualità e nella tradizione», c’è chi aggiunge nel silenzio della Cattedrale dove il parroco don Giovanni Maria Chessa e il vice don Giovanni Cossu sono in partenza: oggi celebrano la patrona prima dei trasferimenti di settembre. La storia riporta lontano quando Pio VI con la bolla “Eam inter cætera” del 21 luglio 1779 separa la diocesi di Galtellì da quella di Cagliari, cui era stata annessa sin dal secolo XV, e ne trasferisce la sede a Nuoro. La chiesa locale, intitolata alla Beata Vergine Maria, diventa Cattedrale. Dopo la ristrutturazione degli anni 1835-53 la dedicazione solenne con il vescovo Angelo Maria Demartis il 3 luglio 1873. La festa è legata alla basilica di Santa Maria Maggiore, prima chiesa mariana eretta in Occidente, dopo il concilio di Efeso del 431. Intreccio di storia e fede che qui sopravvivono al di là dei fasti civili che non sono mai attecchiti.

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