Decimomannu.

Santa Greca, la comunità rinnova il voto di fede 

Il giuramento dei confratelli e delle nuove leve: celebrato il rito più intimo 

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«Amiamo Santa Greca e non permetteremo che culto e tradizione vadano persi». Sono voci all’unisono quelle che si sollevano dalle due cunfrarìas (confraternite) di Decimomannu. Il 12 gennaio, giorno in cui si celebra il martirio della Santa, è anche il momento in cui il giuramento di fede e amore dei confratelli si presta o si rinnova. Nuove leve si avvicinano alla tradizione da una parte per preservarla, dall’altra per rispondere al forte richiamo spirituale di Santa Greca.

Il rito

Tre volte l’anno il simulacro della compatrona di Decimo viene portato in processione: il 12 gennaio esce dal santuario la statua che veste l’abito romano, mentre il primo maggio e l’ultima domenica di settembre quella con lo splendido abito rosso tempestato di prendas (gioielli). In ogni processione immancabili, oltre ai gruppi di preghiera femminili, le due storiche confraternite maschili. La prima, quella del “Santissimo Sacramento”, devota a San Sebastiano, è vestita con un abito bianco orlato di rosso e porta in corteo il crocefisso. C’è poi la confraternita di “Santa Greca V. M.”, nata nel 1922 per volere di don Raimondo Maxia, i cui confratelli indossano vestito e copricapo bianchi e mantella rossa. Un rito antico che non rischia di andare perduto. «Sono entrato nella confraternita “Santa Greca” nel 2022», ha detto il 38enne Matteo Portoghese, «spinto dalla fede e dall’esperienza come obriere nel 2016. Un’esperienza nuova e sorprendente per l’intensità con cui si vive la fede». Per Portoghese il legame tra festa civile e religiosa è indissolubile: «Anche chi non crede è legato alla Santa. Per noi decimesi è un punto rosso sul calendario, un po’ come un altro Natale».

La devozione

Se vogliamo definire “giovani” gli under 45, nella confraternita di cui fa parte Portoghese ci sono anche Carlo Manca, Andrea Tidili, Francesco Pisano, Simone Filippino, Michele Giua, Nicola Sant’Andrea e il più giovane Alessandro Paludo, 22 anni: «Ho iniziato il noviziato a 19 anni, ma già da piccolo ero affascinato dalla confraternita che porta in spalla la Santa». Intanto anche qualche “adulto” ha intrapreso la nuova esperienza durante la processione del 12: «Nelle case dei decimesi sant’Arega è sempre stata la più invocata. La fede? Aiuta a superare qualsiasi ostacolo», ha raccontato il 60enne Ettore Melis.

Il legame

Come loro Giuseppe Sionis, 31 anni, e Alessandro Muroni, 42 anni, confratelli del “Santissimo Sacramento”: «La confraternita rappresenta un cammino di servizio». Ciò che lega Muroni a una tradizione così antica è il senso di continuità e appartenenza: «Per me significa rendere vive le tradizioni creando legami e trasmettendo valori. Ma soprattutto mi fa sentire bene». Una devozione che parte dalla famiglia, dalle amicizie, dalla vita del paese. «È un punto fermo», conclude Muroni, «un simbolo che tiene insieme storia, fede e comunità. E quando una comunità custodisce la sua Santa, custodisce anche sé stessa».

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