Il focus.

Santa Gilla, l’agonia della laguna 

La bassa salinità e le alte temperature dell’acqua uccidono cozze e ostriche 

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Un nuovo duro colpo sta per abbattersi sulla laguna di Santa Gilla. Dopo il calo della salinità causato dall’apporto di acqua dolce portata dal ciclone Harry tra febbraio e marzo, quello che ora preoccupa seriamente i 130 soci delle 7 cooperative di pescatori è la temperatura dell’acqua che ha raggiunto un livello incompatibile per l’allevamento di cozze e ostriche.

In acqua

In questi giorni il gran caldo si è fatto sentire anche nelle acque chete della laguna di Santa Gilla. «Abbiamo registrato temperature vicine ai 28 gradi, molto elevate per la stagione», spiega Valter Rizzardini, vice presidente della cooperativa ittica Santa Gilla. «Per gli allevamenti di cozze e ostriche il termometro nella laguna non deve superare i 30 gradi, altrimenti l’allevamento dei molluschi sarebbe compromesso». Due gradi che separano dal baratro, anche perché i pescatori non hanno ancora ammortizzato la perdita dell’80 per cento del vivaio. «All’inizio dell’anno, abbiamo subito prima il Ciclone Harry, che ha causato ingenti danni a imbarcazioni e attrezzature, poi le perdite procurate dalle piogge torrenziali provenienti dal fiume Cixerri». Milioni di litri di acqua dolce immesse nella laguna che hanno abbassato il grado di salinità, sceso all’uno per mille, mentre normalmente si attesta sul 12 per mille. Questa condizione ha portato le cozze e le ostriche a difendersi e a chiudersi. Hanno resistito venti giorni, poi sono morte. «Abbiamo perso l’80 per cento dell’allevamento e quelle che l’hanno scampata rischiano ora di morire per l’alta temperatura dell’acqua». I danni causati dalla moria dell’allevamento dei molluschi sono stati quantificati dalla Regione in circa due milioni di euro, per i quali è già stata avviata la procedura di risarcimento al Ministro dell’Agricoltura con fondi a favore delle imprese della pesca e dell’acquacoltura.

Granchio blu

Da Sa Illetta non arrivano solo notizie negative. «Il granchio blu è sparito», afferma Rizzardini. «Almeno il 50 per cento in meno rispetto agli altri anni. E non riusciamo a spiegarci il motivo». In effetti, il crostaceo con il riscaldamento delle acque trova nella laguna l’ambiente ideale, anche per la grande quantità di cibo. Peccato che, per procurarselo, distrugga le reti, causando ingenti danni ai pescatori. «Speriamo che stiano alla larga da Santa Gilla, nel frattempo i pescatori hanno ricominciato a gettare le reti».

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