Sinnai.

«Santa Barbara, così salveremo l’antico rosone» 

Don Pili (Curia): stiamo intervenendo anche per il consolidamento della torre campanaria 

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Del rosone del periodo tardo-gotico, fine Cinquecento, nella facciata della chiesa parrocchiale di Santa Barbara, a Sinnai, è rimasto meno della metà per far spazio nel 1700 ad un finestrone, allora voluto per assicurare più luce all’interno della chiesa. I lavori in corso per riqualificare la facciata e il campanile hanno riportato alla luce quel frammento del rosone, attorno al quale a Sinnai si è creato grande attenzione. Don Mario Pili, direttore dell’Ufficio per i beni culturali ecclesiastici e per l’edilizia di culto della diocesi di Cagliari, segue molto da vicino (col parroco padre Gabriele Biccai), i nuovi lavori di restauro. «La parte del rosone riportata alla luce resterà al suo posto e resa visibile all’esterno e all’interno della chiesa. Tutto viene seguito nella massima attenzione. I lavori dovrebbero essere ultimati entro qualche mese».

La parrocchia

Don Mario Pili è attualmente anche parroco della cattedrale di San Pantaleo di Dolianova, ma segue tutti i lavori della Diocesi, compresi quelli di Sinnai. La chiesa di Santa Barbara ha una lunga storia di vari lavori di restauro e consolidamento portati avanti nel tempo. Gli ultimi, sono quelli in corso, finanziati con fondi dell’8x1000 alla Chiesa Cattolica, concessi dalla Conferenza Episcopale Italiana (70%), e cofinanziati dalla stessa comunità parrocchiale (30%).

Una chiesa di straordinaria bellezza. La facciata ha assunto l'aspetto attuale nella seconda metà dell'Ottocento. «A seguito del crollo parziale della parte sommitale della torre campanaria e alla sua successiva ricostruzione - ricorda ancora don Pili - in quel tempo si decise di abbellirla in stile neoclassico, con un grande timpano triangolare sorretto da quattro lesene che inquadrano, al centro, il grande portale d'ingresso e la lunetta sovrastante. Negli anni Sessanta del secolo scorso la stessa facciata e parte del campanile furono rivestiti con lastre di travertino, un materiale estraneo alla tradizione edilizia sarda e allo stile stesso della chiesa. I problemi sono nati col distacco di porzioni di travertino e di alcune lesioni strutturali del campanile, si è deciso di eseguire un intervento di restauro radicale».

L’intervento

Il progetto, approvato dalla Soprintendenza di Cagliari, prevedeva la rimozione di tutto il rivestimento in travertino e il restauro della facciata e della torre campanaria, con il fine di riportare il prospetto della chiesa al suo aspetto antecedente agli anni Sessanta. «Così - spiega ancora don Pili - sono riemerse le tracce della facciata tardo gotica preesistente, alla quale era stata addossata quella neoclassica».

Nel frattempo, le indagini eseguite sul campanile hanno evidenziato alcune problematiche strutturali non previste (né prevedibili) in fase progettuale. «All'interno della muratura – prosegue don Pili – sono emersi, su vari livelli, ben cinque cerchiature con catene di ferro che, dai saggi effettuati, risultano talmente compromesse nella loro stabilità che, se non sostituite, rischiano di collassare e provocare danni irreparabili a tutta la torre».

Così è iniziato un dialogo continuo con i funzionari della Soprintendenza. «In particolare - fa ancora sapere don Mario Pili - è in fase di studio un progetto di consolidamento della torre campanaria. Al contempo, si sta cercando una soluzione che valorizzi quello che è rimasto del rosone della facciata principale rendendolo visibile sia all’esterno che all’interno della chiesa».

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