«Il futuro è dei giovani, ma ci vuole più coraggio, senza per questo caricarli di responsabilità». Concluso dopo tre anni il rapporto con la Torres Primavera («non una mia decisione, è la società che ha voluto cambiare») Marco Sanna si guarda intorno. Sassarese, classe 1969, ha esperienza enorme sia come calciatore, tra Tempio, Cagliari, Torino, Sampdoria, Torres e Nuorese; sia come allenatore, che l'ha visto sulla panchina di molte squadre dove ha giocato. Col curioso interludio della gara di Ravenna quando la Torres gli ha chiesto di guidare la squadra priva dell'esonerato tecnico Pazienza ma senza ancora il rientrante Greco.
Un pensiero sul Cagliari?
«Si è salvato bene, la salvezza è meritatissima e inoltre ha fatto giocare tanti giovani».
Cosa è stato decisivo per la salvezza della Torres?
«La salvezza la Torres l'ha costruita dopo dicembre con i 4 acquisti e i reinserimenti di Zambataro e Liviero che hanno dato sostanza al gruppo. Se questa squadra iniziasse il campionato oggi sono sicuro che potrebbe puntare al quinto-sesto posto. Purtroppo all'inizio ha fatto giocare troppi giovani, caricandone qualcuno di responsabilità eccessive».
Scendiamo in Serie D, che pensa del Monastir?
«Molti sono sorpresi, ma io conosco bene i giocatori e sono di grande valore per la categoria».
Il Latte Dolce ha sfiorato i playoff.
«E lo ha fatto con una squadra giovanissima, sono contento per Michele Fini e Mario Desole, spero che anche il prossimo anno possano fare altrettanto bene».
Ci sono giovani talenti nel calcio sardo?
«Sì, ma vanno fatti giocare di più. Anche senza prendersi rischi, magari a risultato acquisito, ma credetemi: un conto è l'allenamento, uno la partita, solo se giocano si può capire se sono pronti».
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