Il caso

San Donato laboratorio multietnico 

Nell’istituto l’80% dei bambini stranieri. La preside: «Servono mediatori culturali» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Gli stranieri, ormai, siete voi. La scuola di San Donato, cuore di Sassari Vecchia, riflette la mutazione demografica dell’area, dove l’autoctono compone un colore, sbiadito, di un affresco sempre più multietnico. Tutto è cambiato nell’istituto più vecchio della città, nato nel 1922 agli albori del fascismo, intriso delle note architettoniche di quello che allora si rappresentava come futuro d’Italia e che oggi, superato il secolo, rappresenta il laboratorio di un altro orizzonte antropologico.

I dati

«Abbiamo due prime quest’anno, da 15 alunni l’una - racconta Patrizia Mercuri, dirigente dal 2011 dell’Istituto Comprensivo San Donato -. Tre bambini sono italiani, un altro ha il padre del Senegal e la madre sassarese, mentre gli altri sono tutti di origine straniera». Mercuri, anche assessora comunale, tra le altre deleghe, all’Anagrafe, consegna questo dato in una commissione consiliare dedicata ieri ai Servizi demografici. L’inciso assume però l’evidenza di un cambiamento difficile da afferrare e che a scuola appare più tangibile. «Nelle quinte solo il 35 per cento è italiano. E sui 92 alunni complessivi, distribuiti su sei classi della primaria, gli stranieri raggiungono la quota dell’80 per cento». Cifre che evidenziano come in questa porzione di quartiere si stanno piantando le radici di altri continenti, dall’Asia all’Africa. Lo dimostra il trend della natalità. Sono state appena 762 le nascite a Sassari nel 2025, e 41 nuove vite appartengono a residenti stranieri. I quali, perlopiù, trovano ospitalità in centro storico nelle comunità di senegalesi, bosniaci e romeni, nigeriani, bangladesi e, in misura minore, cinesi. «Preferiscono andare a scuola vicino a dove abitano», afferma Mercuri. «E dove c’è lo straniero il sassarese tendenzialmente non si iscrive». Di stranieri quindi ce ne sono diversi e l’approccio non può essere univoco. In queste classi multietniche va allora in scena un modello educativo che deve affrontare complicazioni non sempre gestibili dai docenti, compresi gli arrivi alla spicciolata di bambini - 18 da settembre a dicembre - che vengono da nuclei familiari appena giunti in città. «Avremmo bisogno di mediatori culturali, per facilitare le relazioni con le famiglie, e di figure che insegnino lingua 2, l’italiano come lingua straniera».

Il problema

Senza parole condivise prevale infatti l’afasia e un allontanamento marcato dalla popolazione “nativa” che, a San Donato, vive in modo sempre più esasperato i noti problemi di criminalità, tra spaccio di droga, risse e prostituzione, i cui autori sono spesso, appunto, stranieri. Ma a questo scenario borderline si contrappone la scuola, contenitore di fermenti e sperimentazione, baluardo educativo a cui le amministrazioni comunali stanno fornendo una cornice più presentabile, grazie ai lavori da oltre un milione di euro, targati Pnrr, per la riqualificazione della piazza attorno all’edificio. Un altro cantiere, poco più lontano, sta realizzando in via Artiglieria la scuola a impronta montessoriana dal costo di quasi 5 milioni di euro, con classi dall’infanzia fino alle scuole medie. I due poli paiono separare mondi diversi e ci si chiede se San Donato, a questo punto, diverrà un contesto residuale. «No, è un presidio da curare e valorizzare, un occhio aperto sul territorio». Dove, che piaccia o meno, sta nascendo la società di domani: «E noi dobbiamo fare il meglio per questi futuri cittadini italiani. San Donato - conclude la dirigente - non può chiudere. Non deve».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?