Sabato, nel Palacongressi di Rimini teatro di “ExpoAid 2026”, Matteo Salvini era stato piuttosto chiaro: «Non mi esalto quando i sondaggi vanno bene, non mi deprimo quando vanno male. Il mio sondaggio è il giorno delle elezioni politiche, quindi autunno 2027: osservo con attenzione e rispetto Vannacci, ma non ho nessun tipo di preoccupazione». Ventiquattr’ore dopo, davanti alla platea dei giovani della Lega riuniti a Milano Marittima per la tre giorni di “Nexus, la generazione che non si arrende”, va all’attacco del generale: «Una delusione umana» prima che politica. Uno da cui non farsi «fregare» più e con cui, almeno al momento, non s’ha da fare alcuna alleanza.
«Ha il mio numero»
«Io non porto rancore - ha detto Salvini - C’è più una delusione umana che politica che dura qualche ora e poi si guarda avanti. Sicuramente, visto che gli abbiamo aperto le porte di casa nostra», «Rimangiarsi tutto nel giro di qualche settimana - da parte, poi, di un uomo in divisa che dovrebbe essere cresciuto nel rispetto della parola data - è stata una delusione». Ad ogni modo, attacca, «abbiamo l’ansia da prestazione? No. Lo seguo con la dovuta attenzione e il dovuto rispetto. Non ci siamo sentiti più al telefono: mi freghi una volta, non due». Delusioni e fregature che Vannacci, poche ore più tardi, dice di non comprendere: «Non sento di aver fregato e di aver approfittato di nessuno. Anzi, penso di aver portato un bagaglio di voti bello consistente». Quanto all’alleanza, «se vengono rispettate le linee rosse del nostro partito siamo disposti a entrare in coalizione. Con Meloni non ho mai parlato, ho spesso detto che non mi piace parlare con interposta persona. Se ha qualcosa da dirmi mi chiami, ha il mio numero di telefono».
«Saremo oltre il 10%»
Ma Salvini invita i suoi ragazzi a tenersi a distanza dai “camerati” di Futuro Nazionale. A loro, spiega, «preferisco le giornate dei giovani della Lega dove ci sono ragazze e ragazzi, amici, fratelli, compatrioti, autonomisti. La parola camerati fa parte di un passato storicamente da studiare» e nulla più. Al voto, spiega Salvini, «arriveremo con questa alleanza» di governo, «con Vannacci a oggi evidentemente no. Se ci ritiene dei falliti adesso, non penso cambierà idea tra un anno». Quando, assicura, «gli italiani premieranno la concretezza. Mentre altri chiacchierano ovunque di immigrazione e sicurezza, noi abbiamo rischiato sei anni di galera per avere fermato barche e barchini: è la differenza tra chi chiacchiera e chi fa». Poi Salvini guarda dentro il suo partito di cui, assicura, non intende mollare la guida per accompagnarlo all’appuntamento delle politiche, che tra un anno «ci troverà qui a festeggiare la vittoria del centrodestra con la Lega oltre il 10% e con qualsiasi legge elettorale». e poi: «Capitani, generali o colonnelli, senza truppe motivate, determinate e orgogliose, non vanno da nessuna parte. E quindi, da Zaia, a Fedriga, ai sindaci e ai governatori, me li aspetto tutti, non dietro, ma di fianco per vincere la campagna elettorale». D’altronde «l’anno scorso i militanti mi hanno chiesto di continuare a fare il segretario per quattro anni. Uno è passato, ce ne sono altri tre». E infine: «Mi piacerebbe rifare il ministro dell’Interno? Se vinciamo, sì. Da domani sono a disposizione del mio governo, di una presidente del Consiglio che stimo. Un governo che trova in Matteo Salvini un leale esecutore».
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