Matteo Salvini convoca un congresso straordinario della Lega a ottobre, sfida i “nordisti” e prova a uscire dalla stretta in cui è da mesi. Il segretario gioca negli ultimi minuti del suo intervento a Pontida la mossa a sorpresa. Non condivisa con nessuno, raccontano i fedelissimi. Parla per mezz’ora accolto da applausi e bandiere sventolanti, tra cui quella dei Quattro Mori: «Che emozione – dice – vedere i vessilli della mia Lombardia, della Sardegna, della Sicilia, del Friuli».
Costretto a difendersi dal dissenso interno, spiazza tutti. E gela i ribelli, nel raduno più velenoso che il sacro pratone ricordi: «Torno al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia e lo chiederò per alzata di mano». Segno che il pressing dei governatori ha colto nel segno, nel chiedere una svolta. A caldo Massimiliano Romeo, che guida la Lega lombarda ed è tra le voci critiche, abbozza una risposta diplomatica: «È un'occasione di confronto». Ma aggiunge: chiamare il congresso è «sintomo che c'è la necessità di rilanciare il partito e riguadagnare la fiducia degli elettori». Gli altri ribelli - il governatore lombardo Attilio Fontana, quello friuliano Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti del Trentino - arrivano assieme, ma se ne vanno in silenzio. Trapela che ora bisogna riflettere su eventuali contromosse.
Tra i dissidenti, mai era emersa la richiesta specifica di un congresso. Non a caso, rivela qualcuno di loro a microfoni spenti. Se si va a un congresso elettivo, il leader sa di avere a disposizione un tesoretto di “suoi” delegati molto alto, per cui ogni nome alternativo avrebbe vita difficile.
Intanto il timing è cambiato. Dopo mesi di tavoli con i territori, direttivi infuocati e colloqui ristretti, Salvini ora corre. E detta i tempi. Oggi alle 15 riunisce il consiglio federale e lì si deciderà che tipo di congresso sarà, se elettivo o programmatico. Cioè se ci sarà spazio per qualche ritocco allo statuto come nell'ultimo congresso del 2025 (riuscendo magari a far passare le istanze sulla Lega a tre teste) o solo la conferma del segretario.
Il raduno delle tensioni comincia in mattinata con l'impegno alla tregua da parte dei frondisti, ma il dissenso non manca. E si fa sentire con i cori “Matteo, Matteo” urlati dai salviniani mentre parla Romeo, e in contemporanea i nordisti che gridano “Romeo, Romeo”. Per pochi secondi volano insulti tra le due tifoserie in un derby mai visto sul pratone. L'intervento del governatore lombardo Attilio Fontana è il più duro: «Mi criticano per cose che non avrei dovuto dire ma andavano dette, per difendere la Lombardia». Giancarlo Giorgetti prova a stemperare: «I nemici non sono dentro la Lega ma fuori». Poi Salvini ribadirà: «Si vince uniti, e la Lega è e sarà più unità che mai. Io non voglio divisioni, ma compattezza».
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