Le proteste

«Salviamo l’Isola dalla speculazione» 

Nel corteo anche i Comitati della Pratobello: «Rinnovabili, devastazione senza precedenti»  

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La coda del maxi corteo l’hanno “appaltata” loro. «La nostra transizione è devastazione», campeggia sul più grande degli striscioni, sintesi del pensiero comune che ha fatto arrivare a Cagliari, allo sciopero generale dell’Usb contro riarmo e caro-vita, i Comitati per la difesa del territorio.

Le ragioni

Luigi Pisci è una voce del Sarcidano: «Pale, pannelli e data center dell’intelligenza artificiale stanno trasformando la Sardegna in una piattaforma dell’economia di guerra. Per contro, con le comunità energetiche il costo delle bollette calerebbe di due terzi, secondo i nostri conti». Sullo sfondo, la Pratobello 26, ovvero l’aggiornamento della legge di iniziativa popolare sostenuta due anni fa da quasi 211mila firme. «Chiediamo ai Comuni – dice Davide Fadda, referente del Presidio permanente del popolo sardo – di dare applicazione all’articolo 3, lettera F, dello Statuto sardo, attraverso le varianti ai Piani urbanistici comunali. La Regione, che sacrifica le aree minerarie sull’altare della speculazione energetica, sta sbagliando tutto: il Regolamento europeo 1991/2024 impone il ripristino di ecosistemi e habitat degradati, non il loro peggioramento».

L’altolà

Giancarlo Ballisai, arrivato dal Sulcis, sfila con lo striscione “Nuraxi Figus non è una pattumiera”. Lui è il portavoce del Comitato locale: «Nel nostro territorio sono previsti una sottostazione Terna, dodici cavidotti, un data center e una nuova discarica. Questo non è sviluppo, ma distruzione». Antonio Carta nella Bassa Baronia lotta «contro la speculazione energetica: io le chiamo le multinazionali del disastro, pale e pannelli distruggono ambiente e paesaggio senza il minimo beneficio per le comunità». Sulla maglietta di Paola Doppio c’è scritto “Passamus lebios”, un’idea dell’artista Cinzia Porcheddu, anche lei in piazza. È un omaggio al “Passavamo sulla terra leggeri” di Sergio Atzeni. L’assalto delle rinnovabili paragonato alla perdita della felicità originaria. «Veniamo da Alghero, da Sassari e dalla Gallura, siamo una nuova resistenza in difesa delle terre», dicono le due donne. Del gruppo anche i fratelli Beccu, Loredana e Orlando, ed Elisa Barone: «Non si può tacere davanti al furto delle campagne».

La preoccupazione

Le magliette gialle del comitato “No Tyrrhenian link” si vedono da lontano: «La Giunta regionale non sta lavorando per la Sardegna», dice Maria Laconi. Da Selargius c’è anche la consigliera comunale Francesca Olla: «Ricordiamo al Campo largo che 211mila cittadini hanno chiesto di difendere l’Isola». Pure Giampaolo Pisu, da Sardara, pensa alla Pratobello 24: «È grave aver ignorato il consenso popolare. Ma è ancora più drammatico non vedere che si sta compiendo un vero e proprio attentato contro la nostra Isola». Anacleto Zidda è di Paulilatino: «Sono qui contro la condotta della Regione che sta sacrificando tutte le risorse, umane e materiali, per la convenienza dei singoli politici, di sinistra e di destra».

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