Tripoli. Chi ha ucciso Saif al Islam Gheddafi? La domanda risuona in tutta la Libia, da Tripoli a Bengasi, dove si scommette sul movente politico di quello che appare un omicidio pianificato e non un’uccisione accidentale, come annunciato in un primo momento.
Il figlio del defunto rais libico è morto martedì a Zintan, un centinaio di chilometri a sudovest della capitale Tripoli: un commando armato di almeno quattro uomini a volto coperto ha fatto irruzione nella sua abitazione e lo ha freddato a colpi di arma da fuoco.
«Avevano disattivato le telecamere di sorveglianza interna, poi lo hanno giustiziato in giardino», ha raccontato il suo consigliere personale, Abdullah Abdurrahim. Secondo l’ufficio politico, il 53enne avrebbe impugnato un’arma e affrontato invano i suoi killer. La Procura libica ha aperto un’inchiesta e per ora si è limitata a confermare che Gheddafi è morto per le ferite inflitte dai proiettili.
Il suo avvocato francese, Marcel Ceccaldi, ha rivelato di aver appreso circa dieci giorni fa che c’erano problemi con la sicurezza: «La sua tribù (Qadhadhfa) lo aveva chiamato per offrirgli una protezione ma Saif ha rifiutato». Il video del cadavere della “spada dell'Islam” trasportato sul cassone di un furgoncino è diventato presto macabramente virale. Il corpo sarebbe stato consegnato alla tribù e dovrebbe essere sepolto a Bani Walid, non lontano da Zintan, celebre roccaforte e ultima ridotta dei fedelissimi gheddafiani nella rivolta del 2011.
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