Mentre il countdown innescato Trump procede, l’Europa prova a delineare una linea Maginot ideologica: attaccare obiettivi civili come ponti e centrali elettriche in Iran è fuori dal diritto internazionale. Il primo a tracciare la rotta, a Pasquetta, è stato il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, sostenuto dalla Commissione.
Sull'altro fronte, quello Nato, il segretario generale Mark Rutte arriva invece a Washington all'ennesima missione impossibile per salvare l'Alleanza dopo le minacce del presidente Usa. «Qualsiasi attacco alle infrastrutture civili, specie agli impianti energetici, è illegale e inaccettabile: vale per l’Ucraina e vale ovunque», ha scritto Costa su X tracciando un perimetro netto.
Dietro le quinte però le cose si fanno più complicate. Come agirebbe l'Ue nel concreto se Trump passasse il Rubicone, non si sa. Rutte a Washington vedrà Trump, Rubio e Hegseth. L'ex premier olandese, che ha una “special relationship” con Trump (fin troppo, per alcuni osservatori), tenterà di «valorizzare» gli sforzi della coalizione per Hormuz nata su impulso franco-britannico e di ricordare agli americani che la Nato è un forum «cruciale» per i loro interessi in Europa, anche quando le due sponde dell'Atlantico sono in disaccordo. Detto questo, Rutte - stando a quanto dichiara all'Ansa una fonte diplomatica alleata - «non deve coinvolgere la Nato in alcun modo» nella questione dello Stretto, poiché l'organizzazione «non ha mandato in tal senso, né lui ha ricevuto alcun mandato dagli alleati europei». Non proprio musica per le orecchie del presidente Usa.
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