Il mondo antico

Rivive la transumanza, rito degli avi 

Coldiretti: «È una grande opportunità di valorizzazione delle zone interne» 

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Il suo viso cambia espressione, in un secondo, appena il panorama si apre e dalla “sgangherata” Cossatzu-Tascusì si scorge il luogo del cuore. La sensazione, pressoché una certezza, è che in quell’istante nella mente del pastore desulese Massimo Locci riaffiorino i versi del poeta Montanaru. Fiera e ruzza, in mesu a sos castanzos seculares ses posta, o idda mia, attaccada a sos usos de una ‘ia, generosa, ospitale a sos istranzos . «Il rientro a casa è tanto». La voce s’incrina, l’emozione prende il sopravvento. «Soltanto un pastore transumante, o chi va via dal proprio paese per lavoro, può capire. Ecco perché anche stavolta abbiamo completato la transumanza, da Laconi a Desulo, con le nostre pecore. Spero che i giovani comprendano l’importanza delle radici».

Missione

Gli occhi di Massimo Locci brillano, mentre scandisce quelle parole che raccontano un’esistenza. La famiglia desulese, quattro fratelli (Massimo, Giannetto, Tore e Antonello) più figli e nipoti al seguito, ha riproposto il rito antico della transumanza. Partenza alle 3 del mattino di giovedì scorso, da Laconi, con un gregge di 500 pecore. Destinazione Desulo, passando da Aritzo, a caccia di erba fresca dalle parti di Tascusì. «La transumanza è tristezza, è solitudine», premette Locci. «Soprattutto, però, è orgoglio e soddisfazione. Perché c’è il ritorno agli affetti, alla nostra comunità, alle nostre origini. Mi preme sottolineare un aspetto, che a volte passa in secondo piano: la transumanza è storia, cultura, tradizione. Inoltre, è vocazione per il territorio e per tutto quello che i nostri antenati ci hanno tramandato».

Scorci unici

Il territorio si svela. Incanta. «La transumanza oggi diventa una grande possibilità di sviluppo e di valorizzazione delle zone interne», dichiara Alessandro Serra, direttore di Coldiretti Nuoro-Ogliastra e tra i primi sostenitori di un’iniziativa dai molteplici significati. Come dire, su connottu ma non solo: gli sbocchi sono ampi e variegati. «Intanto una transumanza come quella organizzata dai fratelli Locci ci avvicina sempre più al senso di comunità, di unione e di coesione». Serra precisa: «Questo grande sacrificio può diventare uno strumento per creare reddito nel centro della Sardegna». Leonardo Salis, presidente di Coldiretti Nuoro-Ogliastra, aggiunge: «Da giovane la transumanza mi ha fatto conoscere tantissime zone di montagna, quelle cosiddette “marginali”. Sono usanze che si perdono nella notte dei tempi». Salis prosegue, con trasporto apre il libro dei ricordi: «Da giovane l’ho fatta parecchie volte, diciamo dagli anni Ottanta ai Novanta. La magia della transumanza mi è stata trasmessa da mio padre e da mio nonno. Si lega alle mie origini orgolesi: mi ricorda esperienze che prima erano una necessità, per chi faceva il pastore».

Radici e custodi

Promozione del territorio e aspetto pedagogico si fondono, nella suggestiva giornata andata in scena il 25 giugno. Sì, in quel giovedì che sarà ricordato per parecchio tempo dai giovanissimi che hanno deciso di raccogliere l’invito e il testimone, da Massimo Locci e dai suoi fratelli. Salvatore, Nicolò, Antonio e Sebastiano. Figli e nipoti, animati da un approccio condiviso: custodire la memoria. Così, Massimo Locci lancia un appello ai giovani, non solo a quelli di “casa”. «Un domani potranno anche non essere pastori, allevatori o agricoltori», spiega, «magari diventeranno avvocati, medici, ingegneri. Ebbene, a loro dico solo una cosa: ricordatevi sempre delle vostre radici».

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