Washington. Gli Stati Uniti riaprono il capitolo dei dazi per sostituire, su nuove basi legali, quelli al 15% cancellati dalla Corte suprema americana per abuso del potere esecutivo da parte dell'amministrazione Trump. Il rappresentante per il Commercio, Jamieson Greer, ha proposto un nuovo schema: le tariffe doganali sono destinate a colpire 60 Paesi, inclusi quelli Ue, tutti accusati di non aver agito in maniera propria contro il lavoro forzato. Le tariffe proposte variano dal 10% al 12,5%, secondo un documento diffuso, e saranno all’esame di un periodo di consultazione pubblica prima della decisione finale, ma hanno già trovato l’opposizione di Brasile e Cina, nonché dell'Ue. La Commissione europea «prende atto» delle azioni proposte dagli Usa e «analizzerà con attenzione i risultati preliminari dell’indagine e continuerà a dialogare con l’amministrazione Usa», ma «ritiene che i dazi imposti per questi motivi siano ingiustificati»", ha affermato da Bruxelles il portavoce per il Commercio, Olof Gill. La mossa arriva a distanza di mesi dall’avvio delle indagini avviate dagli Usa su partner commerciali come Cina, Unione Europea e Giappone per verificare se fossero state avviate azioni contro l’import di merci prodotte con il lavoro forzato e se ciò avesse avuto un impatto sul commercio americano. Il Rappresentante Usa (Ustr) ha affermato che 54 dei Paesi sotto esame «non sono riusciti a imporre e a far rispettare efficacemente il divieto di importazione di merci prodotte con il lavoro forzato». Il gruppo comprende Cina, Vietnam, Taiwan e Regno Unito. Altri sei Paesi - Canada, Ecuador, Ue, Indonesia, Messico e Pakistan - non hanno applicato efficacemente tali divieti. «L’incapacità dei nostri più importanti partner commerciali di affrontare il problema dell’importazione di merci prodotte con il lavoro forzato è inaccettabile», ha commentato Greer, e questo «crea una dinamica in cui i lavoratori americani sono costretti a competere a livello globale in condizioni di disparità». I dazi proposti, tuttavia, prevedono anche diverse esenzioni, come per la carne bovina, il caffè, alcuni tipi di frutta secca, alcuni prodotti tessili e di abbigliamento.
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