La prima notte di primavera, l’euforia di un gruppo di amici che si avvicinano al traguardo dei 18 anni e probabilmente si sono concessi qualche giro di bevute, la fatalità in agguato: non sotto forma di una grata che cede ma di un colpo di vento, una banconota che vola, un’imprudenza che avrebbe potuto avere conseguenze fatali. Migliorano le condizioni del ragazzo precipitato da un’altezza di cinque metri sabato notte in viale Regina Elena: è in osservazione all’ospedale Brotzu, dove i medici ieri escludevano che corresse pericoli mortali. Familiari e amici aspettano col fiato sospeso.
Intanto si chiariscono le circostanze che hanno portato all’incidente. All’origine c’è lo scavalcamento volontario di una ringhiera. Lo ha accertato una squadra dei vigili del fuoco che ieri mattina è andata a fare un sopralluogo nella terrazza del Terrapieno e, contrariamente a quanto era stato ipotizzato sabato notte, hanno accertato che a tradire il ragazzo non è stato il cedimento di una grata: tutte quelle che si trovano sul bordo esterno del tetto del parcheggio multipiano dell’Apcoa sono risultate collaudate e in perfetto stato di conservazione. «Qui non c’è niente da mettere in sicurezza», riferisce il caposquadra alla centrale operativa.
L’incidente
La dinamica è un’altra. Sono circa le 22. Un gruppo di giovanissimi è sulla terrazza, accanto ai campi da calcetto e da basket del Centro sportivo Terrapieno, che è ancora chiuso (sono in fase di ultimazione dei lavori di ristrutturazione, la riapertura al pubblico è prevista per il mese prossimo). Chiacchierano, scherzano in quella che di notte diventa una terra di nessuno dove starsene tranquilli lontani da occhi indiscreti: il camminamento che costeggia i campi da gioco, recintati da alte reti. Sull’altro lato c’è una ringhiera metallica, alta circa un metro e mezzo. Oltre, una serie di grate sotto le quali si spalancano le intercapedini che servono a tenere aerato il parcheggio multipiano. Poco più avanti, il vuoto, mascherato a malapena da qualche cespuglio di capperi, erbe spontanee, i primi fiori di marzo. Sotto, le chiome degli alberi del viale e i tettucci delle auto. Più avanti, a perdita d’occhio, mezza città: le luci di Villanova e San Benedetto, la mole di Monte Urpinu e in fondo il golfo, limitato a destra dalla Sella del Diavolo.
Il gruppo di giovanissimi fa base accanto a uno dei gabbiotti che permettono a chi lascia l’auto in sosta nel multipiano di raggiungere il centro sportivo: su un lato, a tinte livide, c’è dipinta la testa di un dobermann, la firma è di ManuInvisible, lo street artist mascherato.
A un certo punto un colpo di vento strappa di mano a uno dei ragazzi una banconota: segue una traiettoria capricciosa, e dopo qualche capriola finisce oltre il parapetto, su una delle grate affacciate sul vuoto. E qui ci mette lo zampino: il biglietto non finisce su una delle tante sistemate in orizzontale oltre la ringhiera, lungo tutto il percorso, ma su una delle poche collocate obliquamente, spioventi verso la strada che corre più in basso. Il ragazzo cerca di recuperare i soldi: scavalca la ringhiera, muove qualche passo lungo la griglia metallica inclinata e poi succede qualcosa. Forse scivola, tradito dall’umidità della notte, forse barcolla, forse inciampa. Certo vola giù. Probabilmente la vegetazione, rallentando la caduta, gli dà una mano a non fracassarsi sull’asfalto.
I soccorsi
L’impatto è comunque violento. Il ragazzo resta vigile ma si lamenta: ha dolori forti. A dare l’allarme sono gli amici, terrorizzati. In viale Regina Elena arriva un’ambulanza del 118. L’équipe visita il ferito, lo colloca su una barella, lo issa a bordo e il mezzo parte a sirene spiegate verso il Brotzu: il codice, vista la dinamica e il rischio di traumi cranici o a organi vitali, è rosso. Visitato e medicato dai medici del pronto soccorso, il giovane viene quindi ricoverato e monitorato.
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