Il richiamo alla precedente bocciatura della legge sarda sulle aree idonee conferma il caos normativo

Rinnovabili, stop ai ricorsi: la palla al Tar 

La Consulta rimanda ai giudici amministrativi le istanze dei colossi dell’energia 

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La Corte Costituzionale ha già bocciato la legge sarda sulle aree idonee a dicembre dello scorso anno. Ieri lo ha ribadito in un’ordinanza dove rimanda ai Tar del Lazio e della Sardegna le decisioni relative a ricorsi promossi, sempre contro la legge 20, da diverse società del settore energetico e per i quali i tribunali amministrativi si erano direttamente rivolti alla Consulta. L’ha fatto anche perché, nel frattempo, la Regione non ha smesso di legiferare in materia. Dopo il provvedimento sulle aree idonee per l’installazione di impianti da rinnovabili (dicembre 2024), undici mesi dopo ne è arrivato un altro, correttivo in minima parte – di semplificazione delle procedure per la realizzazione di impianti fotovoltaici anche nei centri abitati – ugualmente impugnato dal Governo. Ebbene, ieri la Consulta ha chiarito che «deve essere disposta la restituzione degli atti ai giudici rimettenti per un nuovo esame della rilevanza e della non manifesta infondatezza delle questioni, alla luce del mutato contesto normativo e della giurisprudenza costituzionale».

Cosa cambia?

In pratica, cambia molto poco. Ma il caos normativo è evidente. Sarà tale da scoraggiare le società che insistono nel voler tappezzare l’Isola di impianti eolici e fotovoltaici? Può darsi. Tanto più che la Corte ritornerà a occuparsi di Aree idonee quando dovrà prendere una decisione sulla seconda legge sarda su cui Roma ha presentato ricorso. Ed è prevedibile che, anche in questo caso, il giudizio della Corte sarà di inammissibilità.

Gli atti al Tar

Ieri, invece, non c’è stata alcuna decisione nel merito. Con l'ordinanza 115 è stata solo disposta la restituzione degli atti ai Tar Sardegna e Lazio per un nuovo esame delle questioni di legittimità costituzionale. La decisione riguarda la legge 20 del 2024, impugnata da società come Rwe Renewables, Sorgenia, Edison Rinnovabili, Maple Tree Solar ed Ef Agri. In particolare, al centro del contenzioso ci sono le norme che avevano individuato vaste porzioni del territorio regionale come aree non idonee all'installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Nell’ordinanza la Corte ha dichiarato «manifestamente inammissibili» alcune delle questioni sollevate dai giudici amministrativi, ritenendo insufficiente la motivazione contenuta nelle ordinanze dei Tar. Per altre disposizioni, invece, ha ritenuto necessario un nuovo esame da parte dei magistrati amministrativi. Per voce degli assessori all’Urbanistica e all’Industria, Francesco Spanedda ed Emanuele Cani, la Regione ha fatto sapere che «si tratta di un pronunciamento importante che conferma la tenuta del percorso intrapreso dalla Sardegna per governare la transizione energetica nel rispetto del territorio». (ro. mu.)

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