Mai insediata in Consiglio la commissione speciale sulla transizione

Rinnovabili, la Sardegna indifesa dagli speculatori 

Nessuna protezione contro l’invasione degli impianti La Regione verso l’impugnazione del decreto energia 

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Un passo indietro nel tempo. In Sardegna il livello di protezione rispetto alle richieste per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili è di nuovo quello di un anno e mezzo fa. Quello pre-moratoria sull’eolico approvata a inizio estate 2024 e pre-legge 20 sulle aree idonee approvata a novembre dello stesso anno. Un livello di protezione pari a zero. Infatti, le parti essenziali della legge 20 sono state bocciate dalla Corte Costituzionale. Allo stato attuale, dunque, la Regione è del tutto priva di una propria norma che sia utilizzabile, vale solo la normativa nazionale. Tra cui il decreto 175 convertito in legge a gennaio che ha fatto subito alzare gli scudi ai comitati contro l’assalto delle rinnovabili ma anche alla stessa Giunta regionale. Il motivo? Da un attento esame del testo emerge che 370mila ettari di territorio sardo costituiscono aree immediatamente idonee per la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici.

La Giunta

E così, acquista nuovo vigore la rivendicazione del principio cardine della proposta di iniziativa popolare “Pratobello 24”. Ovvero: l’articolo 3 dello Statuto che attribuisce alla Sardegna, tra le altre, la potestà legislativa in materia di edilizia e urbanistica. Da parte sua, la Giunta sta valutando di presentare ricorso alla Consulta contro il decreto 175, ma sta anche provvedendo a definire – come richiesto dalle disposizioni nazionali - le cosiddette zone di accelerazione, cioè aree idonee all’interno delle quali è prevista una velocizzazione dell’iter per la concessione delle autorizzazioni. In particolare, del decreto 175 la Regione contesta che ancora una volta il decisore politico nazionale tende in modo evidente a escludere regioni e territori da una collaborazione e partecipazione sulla pianificazione delle aree idonee.

Mancata condivisione

Soprattutto per questo, la Regione pensa di impugnare il 175, in particolare con riferimento alle aree militari e demaniali che corrispondono a circa 35mila ettari. Dei 370mila ettari immediatamente idonei, 50mila ettari sono a mare. Ne restano 320mila a terra. Altri settemila ettari sono colonie penali del ministero di Grazia e Giustizia, dodicimila sono appannaggio delle 150 aree minerarie mappate, altri 22mila sono aree Sin, cioè siti di interesse nazionale da bonificare. Nel conteggio ci sono anche le fasce di 300 metri lungo le principali arterie stradali della Sardegna (Carlo Felice, 131 dcn, Sassari-Olbia) per un totale di 27mila ettari, aree industriali per 30mila, cave o discariche dismesse per 6mila, il 3% della superficie agricola utilizzata (Sau) per complessivi 37mila ettari, l’implemento del 20 per cento delle aree attigue a quelle industriali per 6mila ettari. Bisogna poi aggiungere 30mila ettari di siti contaminati, 60mila di siti potenzialmente contaminati, 30mila ettari di siti a contaminazione diffusa, 10mila ettari di aree Mise (messe in sicurezza d’emergenza), 4mila ettari di aree Miso (di messa in sicurezza operativa da inquinamento industriale o agricolo) e altrettanti di aree Mispe (a messa in sicurezza permanente di siti contaminati ma di diverso grado).

In ambito regionale, a seguito delle bocciature della Corte Costituzionale, la Regione sta valutando se ridefinire la legge 20 sulla base della sentenza della Consulta (e del decreto 175) e in che modo procedere.

Commissione speciale

Intanto, è ridiventata attuale la commissione speciale sull’energia prevista l’estate scorsa con ordine del giorno votato all’unanimità e mai insediata. Uno dei primi atti del nuovo organo potrebbe essere l’esame della Pratobello 24, la proposta di iniziativa popolare rimasta chiusa nei cassetti del palazzo. Ad ogni modo, son trascorsi i mesi e non è mai accaduto nulla. La durata dei lavori del parlamentino speciale non dovrebbe superare i ventiquattro mesi e avrà il compito di «favorire il coordinamento tra istituzioni, comunità locali, operatori al fine di analizzare e proporre indirizzi e strategie riguardanti la politica energetica regionale», di «valutare l’impatto socio-ambientale e le conseguenze economiche di tutti gli asset strategici essenziali e non», e di «proporre eventuali miglioramenti normativi per sostenere la transizione energetica dell’Isola nel rispetto del territorio».

Su questo tema, e in particolare sulla necessità di esaminare la Pratobello 24, è intervenuto ieri il consigliere del Misto Alessandro Sorgia: «Raccogliendo l'invito esplicito dei comitati promotori ho inviato via Pec una richiesta ufficiale indirizzata alle presidenze della quarta e della quinta Commissione per la convocazione con la massima urgenza di una seduta congiunta o dedicata per trattare immediatamente l'argomento. Non accetteremo che la Pratobello 24 venga insabbiata o discussa quando ormai sarà troppo tardi. Le commissioni competenti devono riunirsi ora, guardare in faccia la realtà e dare risposte ai cittadini». (ro. mu.)

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