“Tecnicamente dolce”, un titolo intrigante come lo erano tutti i titoli e le opere filmiche di Michelangelo Antonioni che nel suo immenso palmares annovera l’Oscar alla carriera. Un progetto che il regista ferrarese (legatissimo alla nostra Isola) però non ebbe l’opportunità di portare a termine, lo storico produttore Carlo Ponti preferì buttarsi prima su “Blow Up”. E ora vedrà la luce per mano del regista italo-brasiliano (ma nato a Londra nel 1971) André Ristum. Un’opera ambiziosa e di alto valore evocativo, non è un caso che “Tecnicamente dolce” abbia vinto (insieme ad altri 16 lungometraggi) il bando della Regione Sardegna per il 2025 che lo ha ritenuto meritevole di un contributo pari a 345 mila euro su 500 richiesti dalla casa di produzione Vivo Film. Si tratta della cifra più importante seconda solo a “Lo Sconsegnato” di cui vi abbiamo parlato ieri su questa pagine.
Tra l’Isola e l’Amazzonia
Ma come mai il progetto filmico riguarda il nostro territorio? Presto detto, perché è tra l’Amazzonia e, appunto, la Sardegna che si svolge la narrazione ideata dal maestro Antonioni. La sceneggiatura è da tempo custodita negli archivi del Fondo dedicato al regista ed è nelle disponibilità del Comune di Ferrara. «Il testo fu pubblicato nel 1976 da Einaudi. Come ricorda lo stesso Antonioni nella pagine introduttive, il progetto venne abbozzato intorno alla metà degli anni Sessanta e si sviluppò parallelamente a quello di “Blow Up”. Anche se entrambi i soggetti furono sottoposti al produttore Carlo Ponti (marito di Sophia Loren), soltanto il secondo riuscì a diventare una pellicola di successo», racconta la pagina dedicata alla pellicola nel sito internet dell’Archivio Antonioni. La vicenda ruota attorno a T., ex giornalista trentasettenne, disincantato dalla politica e da una società percepita come sempre più alienante. Il suo percorso è segnato dal rapporto complesso con una giovane donna, al tempo stesso disponibile ed enigmatica, e dall’affinità con uno studente di antropologia: incontri e coincidenze che, insieme a una serie di eventi propiziati dal caso, lo allontanano progressivamente dalla vita condotta fino a quel momento. Spinto dal desiderio di una rottura radicale, T. decide così di imbarcarsi in un’avventura nella giungla amazzonica che si rivelerà decisiva per il suo destino. Non si tratta di una semplice fuga dalla civiltà, però, ma una scelta dalle motivazioni più sottili, destinate a confrontarsi con una natura estrema e inospitale, incapace di offrirgli l’integrazione tanto sperata e fonte di una crescente frustrazione.
Star del cinema
Attenzione: Michelangelo Antonioni non solo sviluppò lo scritto alla base del film, ma ipotizzò anche i protagonisti con un cast stellare. Ovvero Jack Nicholson (che interpreterà Locke in “Professione: reporter”) e Maria Schneider.
Il consiglio di Calvino
Ma non è tutto. Dietro la preparazione c’è persino Italo Calvino. Nel Fondo Antonioni conservato a Ferrara emerge anche una lettera di consigli che il grande scrittore indirizzò all’amico regista durante la fase di elaborazione del progetto. La missiva contiene indicazioni puntuali sul prologo del film: tra queste, l’ipotesi di aprire il racconto con una breve storia esemplare, come quella di un arciere giapponese. Calvino si sofferma inoltre sulla dinamica che lega i tre personaggi centrali — quello maschile, quello femminile e un amico comune — individuandone il nodo relazionale come uno degli elementi portanti della narrazione.
L’annuncio a Cannes
Ora la parola passa al regista André Ristum che aveva già annunciato i suoi intenti al Festival di Cannes nel 2023 in occasione del Marché du Film. Il suo, spiegò in Francia, è anche un tributo al padre Jirges, scomparso prematuramente, che di Antonioni fu assistente sul set de “Il mistero di Oberwald” e che avrebbe voluto debuttare alla regia proprio con “Tecnicamente dolce”. Ma come riportò Cinecittà News, è fondamentale il ruolo della nostra Isola nello sviluppo della storia molti anni dopo il suo concepimento. «Il modo in cui Antonioni negli anni ’60 ha anticipato alcune tematiche che sono realmente importanti nella società contemporanea è impressionante», disse il coproduttore brasiliano Caio Gullane. «Tra gli argomenti ci sono il rispetto dei generi, le preoccupazioni ecologiche e la necessità di proteggere la Sardegna dalla speculazione edilizia. Antonioni stava pensando e parlando di questi argomenti, ora molto attuali, nel 1965-67. Anticipava realmente i tempi».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
