Giustizia

«Riforma, a sinistra c’è chi dice sì» 

Nordio divide l’opposizione, ma scoppia il caso del software spia nelle Procure 

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Il dibattito in Senato si infiamma sulla riforma della Giustizia. «Non è né contro la magistratura, né contro l’opposizione. Ma vi sono stati moltissimi esponenti lontani dalla nostra posizione politica che si sono schierate a favore. Un membro dell’opposizione, l’onorevole Bettini, ha detto che sarebbe stato favorevole ma poiché questo è un voto politico che sarà pro o contro Meloni, lui voterà contro», dice il Guardasigilli Carlo Nordio riferendosi a un articolo del leader dem sull’Unità. Intanto l’Anm, con il suo segretario generale Rocco Maruotti, annuncia per il 15 marzo - una settimana prima del referendum sulla riforma - gli Stati generali sulla Giustizia, in cui «verrà chiesto conto al governo di quello che è stato fatto o meglio non è stato fatto». Le due Camere hanno comunque approvato a maggioranza la risoluzione sulla giustizia del centrodestra. Tra gli altri impegni c’è quello di «adottare i necessari atti legislativi per dare effettiva e concreta esecuzione alla riforma costituzionale nei tempi previsti dalla stessa».

L’inchiesta

Ma la giustizia è al centro del nuovo caso che scatena le polemiche oltre la riforma e oltre le Aule. Un software capace di spiare i circa 40mila computer in dotazione all’amministrazione della giustizia: è il fulcro dell’inchiesta di Report che agita l’opposizione e la magistratura, provocando anche la contrariata reazione del ministro Nordio. Secondo quanto ha denunciato la trasmissione di Raitre, che andrà in onda domenica, c’è un programma installato sui pc di magistrati e impiegati del settore, compresi i dipendenti non togati, in grado di accedere ai file presenti senza lasciare traccia. «È un fatto gravissimo che se confermato smaschererebbe ancora una volta il governo e sarebbe la conferma che il governo Meloni vuole controllare la magistratura», attacca dalla Camera la dem Debora Serracchiani. Poco dopo, al Senato, il ministro Nordio replica tra le contestazioni da parte delle opposizioni: «Trovo improprio di essere accusato di aver messo sotto controllo i computer dei magistrati», «è di una gravità inaudita, questa cosa non finirà qui». E Francesco Boccia, presidente del gruppo dem al Senato: «Nordio non intimidisca il Parlamento ma risponda». Ma il ministro infine chiarisce: «È stato attribuito a me, e a quelli che collaborano con me, un reato. La mia non è una minaccia, si tratta solo di una sollecitazione a non usare espressioni improprie».

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