Il focus

Rifiuti, la città è una discarica «Il Comune ha fallito, basta alibi» 

Da San Benedetto a Pirri, da Monte Urpinu al centro storico: degrado ovunque 

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La città degli incivili non ha confini. Si allarga ogni giorno, conquista nuovi spazi, lasciando dietro di sé sacchi di immondizia, cartoni, bottiglie, mobili abbandonati e montagne di rifiuti. C’è una Cagliari che si libera della propria spazzatura come se le strade fossero terra di nessuno. Senza vergogna, senza rispetto, spesso senza neppure il timore di essere scoperti (nonostante l’attività della polizia locale che quest’anno ha già inflitto oltre 500 multe). In via San Paolo, tra le sterpaglie, è cresciuta una discarica a cielo aperto. In piazza San Michele i rifiuti si ammassano ai piedi della chiesa, in via Is Maglias invadono il marciapiede. E poi San Benedetto, piazza Repubblica, Monte Urpinu, Quartiere del Sole, Pirri. Cambiano i quartieri, non lo spettacolo. Sono accumuli di spazzatura che raccontano abitudini consolidate, comportamenti irresponsabili e un problema che gli interventi di pulizia non riescono a cancellare. Perché la spazzatura viene rimossa dal servizio del Comune ma puntualmente, meno di 24 ore dopo, ricompare.

La mappa del degrado

Non c’è un quartiere che possa dirsi al riparo. I rifiuti seguono una geografia senza regole: in via San Paolo si è formato un tappeto di plastica, sacchi, legname e materiali di scarto. In piazza San Michele, i rifiuti convivono con i segni di piccoli roghi, appiccati per cancellare i miasmi che si sprigionano con il sole. Lo stesso accade in via Is Maglias. E il viaggio continua per chilometri: San Benedetto, piazza Repubblica, Monte Urpinu, Quartiere del Sole, Pirri. Luoghi diversi, un’unica impronta: quella di chi si libera dei propri rifiuti lasciando agli altri il compito di raccoglierli. Basta un sacco abbandonato perché ne arrivino altri, fino a trasformare un angolo di strada in una discarica.

L’attacco

Il degrado riaccende lo scontro politico tra i banchi di Palazzo Bacaredda. Giuseppe Farris (CiviCa 2024) punta il dito contro il modello adottato dal Comune e contesta la scelta di misurare il successo del servizio quasi esclusivamente attraverso la raccolta differenziata. «Il vero problema della gestione Zedda è che sui rifiuti si è fatta una scelta ideologica», dice. «Il parametro del successo è diventata la percentuale di raccolta differenziata, non il costo del servizio e men che meno il decoro della città», aggiunge. L’avvocato e consigliere di minoranza mette sul tavolo i numeri: smaltire un chilo di rifiuti costa a Cagliari 76,63 centesimi, contro una media nazionale di 43. «In pratica, i cagliaritani pagano il 55% in più rispetto al fabbisogno standard della città calcolato secondo i parametri Arera», denuncia. E aggiunge un altro elemento: Cagliari sarebbe collocata nello schema con gli obblighi qualitativi minimi, nonostante una Tari particolarmente onerosa. «Paghiamo molto più di quanto dovremmo per avere il livello qualitativo minimo e una città che continua a essere sporca», accusa, ricordando anche «i tre milioni di euro annui di contributi regionali destinati a contrastare gli abbandoni».

Il modello

Contro il modello del porta a porta adottato dal Comune si schiera apertamente Pierluigi Mannino (FdI). «Quando lungo le arterie che collegano Cagliari con l’hinterland troviamo sacchetti abbandonati e rifiuti sparsi, non possiamo limitarci a invocare l’inciviltà». Per il consigliere occorre interrogarsi sull’efficienza del servizio, sui costi, sui mezzi impiegati. La presenza di rifiuti lungo le arterie in entrata in città, osserva, impone una riflessione sulla collaborazione tra i Comuni e sull’efficacia dei controlli. L’espondete di Fratelli d’Italia non propone di cancellare tout court il porta a porta ma di verificare la possibilità di adottare modelli alternativi. «Un sistema di raccolta non può essere considerato intoccabile, deve essere giudicato sulla base dei risultati che produce». E soprattutto, avverte, «una città non può dirsi sostenibile soltanto perché differenzia i rifiuti: deve anche essere capace di mantenerli fuori dalle strade». Sulla stessa linea Edoardo Tocco (FI) che denuncia un’inciviltà dilagante. «Chi paga la Tari, spesso onerosa, purtroppo si fa carico anche di chi non la paga e non l’ha mai pagata». Le sanzioni, osserva, non sono sufficienti a fermare gli abbandoni. Da qui la richiesta di introdurre in alcune zone isole ecologiche con contenitori, superando la rigidità del sistema attuale. «Il porta a porta non ha dato i risultati attesi», sostiene. «Cagliari ha bisogno di un’immagine di decoro urbano che merita, occorre una strategia diversa», dice, puntando il dito contro il Comune.

Sul tavolo c’è anche il nuovo appalto, che entrerà a regime nella primavera del prossimo anno. Nessun contratto, da solo, però, potrà sostituire il senso civico. ( ma. mad. )

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