Campobasso.

Ricina, il legale del padre lascia l’incarico  

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CAMPOBASSO. Nuovo colpo di scena nel giallo di Pietracatella, stavolta però non legato alle indagini ma agli avvocati che seguono il caso. Arturo Messere, tra i più noti e longevi penalisti molisani, ha rinunciato all’incarico di difensore di Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte per sospetto avvelenamento da ricina. Lo stesso avvocato ha spiegato di aver fatto la scelta «per motivi contingenti». Dietro, però, ci sarebbero divergenze sulla gestione del caso in questa delicata fase delle indagini che, da sospetta intossicazione mortale, ora ipotizzano un duplice omicidio.

Di Vita ha nominato un altro avvocato, Vittorino Facciolla: una sua conoscenza stretta data la comune militanza nel Pd. Facciolla è consigliere regionale e in passato è stato anche segretario del partito in Molise, nel periodo in cui il tesoriere era proprio Di Vita. In una nota, il nuovo legale ha ricordato che il suo assistito è «parte offesa nel procedimento penale a carico di ignoti», e ha precisato che la propria nomina «non è intervenuta in ragione di una modifica della sua posizione processuale. L'esigenza che mi ha manifestato Giovanni, persona che conosco e che apprezzo molto, nasce dalla necessità di un avvicendamento tra i legali»

Intanto l'indagine, per cui non ci sono ancora persone iscritte nel registro degli indagati, anche ieri non si è fermata. La squadra mobile ha continuato a sentire i familiari delle vittime, come sta facendo ormai da una settimana (complessivamente oltre 30 le persone fin qui ascoltate come informate dei fatti), mentre lo stesso Di Vita e la figlia - già sentiti una prima volta in un interrogatorio fiume di oltre 10 ore - potrebbero essere riconvocati nei prossimi giorni. Stesso discorso potrebbe valere per la cugina del commercialista, sentita anche lei due giorni fa.

Nei prossimi 20 giorni intanto sono attese risposte molto importanti per l'inchiesta: la relazione del Centro antiveleni di Pavia sulla presenza di ricina nel sangue delle vittime, l'esito delle due autopsie e i nuovi accertamenti richiesti sul sangue di Gianni Di Vita, l'unico - escludendo la moglie e la figlia - ad aver avvertito i sintomi di intossicazione dopo il pranzo di Natale, per cui era stato ricoverato allo Spallanzani di Roma per accertamenti.

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