Garlasco

Reperti distrutti senza l’ok dei giudici 

Nuove ombre sui Ris, l’Arma: «Fermezza, chi ha sbagliato pagherà» 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Milano. Non bastasse il clamore attorno alle analisi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi che avrebbero potuto scagionarlo già 19 anni fa dall’accusa di aver ucciso la sua fidanzata Chiara Poggi, nuove ombre si allungano sul Ris di Parma nell’ambito delle indagini su Garlasco. Nel 2007 il reparto era in possesso di una valutazione psicologica fatta da una criminologa sulla personalità del fidanzato, all’epoca indagato per il delitto, e nel 2016 il tenente colonnello Alberto Marino, secondo altri ufficiali, avrebbe ordinato la distruzione di reperti (gli eluiti di varie analisi biologiche, forse anche dell’impronta 33) di cui l’autorità giudiziaria aveva disposto la conservazione: il via libera della Corte d’assise d’appello per distruggerli è di sei anni dopo.

«Chi ha sbagliato pagherà»

Ieri sera al Tg1 è intervenuto sulla vicenda il comandante generale dell’Arma, il generale Salvatore Luongo: «Il Ris – ha rivendicato – è un'eccellenza a livello internazionale e sul caso Garlasco ha continuato a fornire il proprio supporto all’autorità giudiziaria. Se saranno accertate irregolarità o responsabilità individuali del passato la risposta dell'Arma sarà di assoluta fermezza: se qualcuno ha sbagliato ne risponderà in ogni sede». Nei prossimi giorni potrebbe essere sentita Rosa Muscio, pm della prima indagine: i magistrati di Pavia vogliono capire in che modo avvenivano le interlocuzioni con i Ris nel 2007 e come le siano stati prospettati i risultati degli esami biologici condotti sulla bici di Stasi.

La consulenza

La consulenza misteriosa, acquisita dalla Procura di Pavia il 10 settembre scorso nell’ambito della nuova inchiesta e depositata con la chiusura delle indagini, risulta realizzata sulla base degli interrogatori di Stasi e non sarebbe stata richiesta dalla Procura di Vigevano né inserita tra gli atti depositati. Il documento, redatto su carta intestata alla psicologa e criminologa clinica Alessandra Bramante, non è datato e non presenta una firma autografa. Nella valutazione venivano evidenziate la presunta «freddezza» di Stasi, definito «calcolatore» e «manipolatore».

Revisione, tempi più lunghi

Intanto gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis stanno lavorando per la revisione della condanna del loro assistito: dalle nuove carte, dicono, emergerebbero numerosi elementi favorevoli a Stasi e possibili irregolarità nelle indagini del 2007, e la richiesta di revisione sarà depositata «il prima possibile».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?