La legge regionale che lo istituisce è di 13 anni fa

Registro dei tumori, è ancora tutto fermo «Inerzia inaccettabile»  

Schirò (Sa Luxi): tanti impegni, ma non c’è neppure il responsabile  

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«È tutto fermo». Ancora una volta il Registro tumori, annunciato (anche) dalla Giunta in carica, dieci mesi fa, non ha fatto un solo passo avanti.

«A oggi non si intravede nessuna azione, l’ex assessore ha detto a giugno che erano pronti a partire, finalmente. Invece niente, da allora c’è il vuoto assoluto», dice l’avvocato Riccardo Schirò, presidente dell’associazione Sa Luxi, che da oltre dieci anni si batte per la creazione di questo fondamentale strumento per la prevenzione e la cura, in una terra dove il tasso di mortalità è più alto della media italiana (33 ogni 10mila abitanti, contro 29,46) e il cancro è diventato la prima causa di decesso nell’Isola, più frequente delle malattie cardiovascolari.

La storia

La storia del Registro tumori in Sardegna inizia in tempi molto lontani. Uno, il primo, è stato attivato nel 1992, con competenza nel territorio di Sassari e Olbia, un altro nel 2004 per Nuoro e l’Ogliastra, poi, nel 2012, arriva la legge che istituisce quello regionale. Mai nato. «I due che esistono, accreditati all’Airtum, lavorano, pur con grandi difficoltà e carenze di personale», prosegue Schirò, «manca invece quello del Sud Sardegna, l’area più popolosa della regione, dove ci sono fonti di inquinamento elevatissime».

La mozione

A gennaio dell’anno scorso i consiglieri regionali di maggioranza Giuseppe Frau, Sebastiano Cocco e Valdo Di Nolfo, avevano presentato una mozione per impegnare «la Giunta a completare il percorso istitutivo del RTRS», un provvedimento che ripercorreva il lungo elenco di atti adottati in tredici anni e mai concretizzati, insomma, un’infinita vergognosa vicenda. Quella mozione è stata approvata poi in Aula all’unanimità il 18 giugno. Con tutta calma, e si tratta sempre e soltanto di parole, dato che alle conseguenti dichiarazioni dell’assessore Bartolazzi, non è seguito nessun atto concreto. «Ci abbiamo sperato», aggiunge Schirò, «abbiamo inviato mail per chiedere un incontro e offrire il nostro supporto, non abbiamo ricevuto risposte. E oggi, quando non è stato nemmeno nominato un responsabile per partire, non abbiamo più un interlocutore a cui far riferimento».

L’appello

Interviene Michele Boero, direttore della Struttura complessa di Medicina nucleare dell’Arnas Brotzu e componente della rete oncologica regionale: «La Sardegna è la regione italiana in cui la prima causa di morte è rappresentata dai tumori, che superano le malattie cardiovascolari. Per affrontare efficacemente questa criticità occorre disporre di dati epidemiologici certi sull’incidenza e sulla prevalenza delle patologie oncologiche. Per questo è indispensabile attivare in tempi rapidi il Registro Tumori regionale, che non è un adempimento burocratico, ma uno strumento essenziale di conoscenza e di governo della sanità pubblica. Consente di programmare in modo efficace le politiche sanitarie, pianificare le risorse, potenziare i servizi di prevenzione, diagnosi e cura e di valutare, poi, l’impatto degli interventi adottati. In altri termini, disporre di questo strumento significa sapere dove e quanto si ammalano i cittadini, quali sono le tipologie tumorali più diffuse, quali territori risultano maggiormente colpiti e quali fasce di popolazione necessitano di maggiore attenzione. Senza questi dati, ogni programmazione rischia di essere parziale, inefficace o tardiva».

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