Giustizia.

Referendum, i leader in campo per l’ultimo mese 

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ROMA. È muro contro muro a poco meno di un mese dal referendum sulla giustizia. Da una parte, il fronte del sì continua a sostenere le ragioni di una riforma che «difende l'indipendenza della magistratura». E si scaglia contro la «discesa in campo dell'Anm», vista come una «invasione di campo che mette in pericolo la democrazia». Dall'altra, il fronte del no prosegue nella battaglia «per la Costituzione» e incalza il governo sul peso politico della consultazione: «Questa è l'unica riforma che l'esecutivo sta portando a casa, Meloni valuti cosa fare se vincesse il no», avvisa il leader M5S Giuseppe Conte.

Il M5S e il Pd stigmatizzano le stilettate del centrodestra nei confronti della magistratura: «Pur di attaccare i giudici, in vista del referendum, hanno strumentalizzato il caso di Rogoredo», affonda la segretaria del Pd Elly Schlein. Accusa condivisa da tutto il Campo largo, che in Aula tiene alto il pressing chiedendo un'informativa del ministro Matteo Piantedosi. Riccardo Ricciardi del M5S attacca: «Nordio vuole addomesticare la magistratura».

Fronte comune - quello composto da Pd, M5S e Avs - che si compatta anche per annunciare un esposto all'Agcom sulla «sovresposizione del Governo sul referendum» nelle radio e nelle tv: «I dati dell'Osservatorio di Pavia - attaccano - certificano un tempo complessivo della presenza del Governo nell'informazione Rai che va dal 35 al 50%».

Intanto si moltiplicano gli eventi di partito. Schlein continua a girare il Paese, Conte si prepara al confronto con Nordio a Palermo e porta avanti il suo tour tra piazze e università. All'ottimismo che si respira nel centrosinistra, si replica con nettezza dalle file del centrodestra. «Il sì vincerà con il 60%», dichiara Claudio Durigon della Lega. E dai comitati del sì, riuniti a convegno con Fratelli d'Italia, parte la controffensiva. Alessandro Sallusti, portavoce del comitato “Sì Riforma”, parla con «preoccupazione» di una «magistratura associata scesa sul campo della politica» e attacca il Comitato del no, «spin off dell'Anm. Se l'Anm fa suoi gli slogan di Gratteri, non è solo un decadimento totale della magistratura, ma una fase pericolosa per la democrazia». Ma nel fronte del sì resta sempre valido l'appello a non alzare troppo i toni e a restare nel merito della riforma.

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