Giustizia.

Referendum, guerra di ricorsi tra comitati  

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Il presidente della Repubblica è pronto a firmare il decreto di indizione del referendum sulla giustizia. E mentre cresce l’attesa, si infiamma la battaglia tra i comitati. A innescare la miccia è il ricorso depositato al Tar dal comitato promotore della raccolta di firme popolari. Che chiede una sospensiva della delibera con cui il Cdm ha fissato la data della consultazione al 22 e 23 marzo.

Mossa annunciata, che genera la stizza della maggioranza e spinge il comitato Sì Separa a opporsi di fronte al Tar del Lazio. Il primo a essere informato sul ricorso è lo stesso capo dello Stato, che in giornata riceve una lettera dal comitato. Una «doverosa e preventiva informazione», la definisce il portavoce Carlo Guglielmi. Che parla di una manciata di righe per spiegare le ragioni dell'iniziativa. «Nessuna richiesta o sollecitazione, neppure vaga o implicita, nessuna moral suasion», precisa il comitato. Che decide comunque di allegare alla lettera il lungo testo del ricorso.

Intanto Mattarella si prepara nelle prossime ore a siglare il decreto. Nonostante le segnalazioni sul rischio di ricorsi filtrate nelle scorse settimane, la firma non è mai stata messa in dubbio dal presidente, a cui non compete un giudizio di costituzionalità trattandosi di un atto amministrativo del governo. Ed è proprio sulla scelta dell'esecutivo che lo scontro si fa sempre più aspro. Il comitato dei 15 promotori delle firme - che sfiorano le 400mila - sono convinti che debba prevalere la prassi. «La data deve essere fissata al termine dei 90 giorni concessi ai cittadini per raccogliere le firme», ripetono da giorni. «Il governo ignora la Costituzione», insistono.

L'esecutivo, invece, ha dato un’interpretazione stretta della legge del ‘70, fissando la data entro i 60 giorni dall'ordinanza della Cassazione sui quesiti presentati dai parlamentari. E Forza Italia va all'attacco. «Ulteriori raccolte non producono alcuna conseguenza, se non quella di consentire a chi le promuove di accedere a rimborsi elettorali», dice il capogruppo azzurro al Senato Maurizio Gasparri. «Gli aspiranti promotori - insiste Enrico Costa - ricorrono per bloccare quello stesso referendum per il quale stanno raccogliendo le firme».

Alti gli scudi tra i comitati per il no e le opposizioni. «La destra teme di perdere e accelera per strozzare il dibattito», afferma Giovanni Bachelet del Comitato Società civile per il no, che sabato ha già riunito i leader del Campo largo. Intanto, il comitato per il no promosso dall'Anm lancia il sito per informare i cittadini. E pure il M5S dà il via alla sua campagna con un claim netto: «Nota no al referendum salva-casta».

Cantiere aperto, invece, in casa Pd. Che non ha ancora avviato la campagna ma si schiera a «difesa della Costituzione e dell'equilibrio tra i poteri». Motori accesi anche nel fronte per il sì, con Forza Italia, il Guardasigilli Carlo Nordio con la presentazione del suo libro, e la Lega, che annuncia manifesti e gazebi.

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