L’operazione.

Raid su South Pars, ucciso il capo degli 007 dei pasdaran  

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Il più grande complesso petrolchimico iraniano di South Pars è stato attaccato per la seconda volta in meno di un mese mentre i raid israelo-americani hanno assestato un altro colpo mortale ai quadri del regime degli ayatollah, uccidendo il comandante dell'Intelligence delle Guardie della rivoluzione. L'annuncio del "martirio" di Majid Khademi è stato dato dagli stessi pasdaran, che promettono vendetta, mentre Israele ha annunciato di aver ucciso anche Asghar Bagheri, comandante delle operazioni speciali delle forze Quds, ovvero il ramo dei Guardiani che si occupa delle operazioni all'estero. «Stiamo smantellando sistematicamente la macchina finanziaria delle Guardie Rivoluzionarie. Stiamo distruggendo fabbriche, eliminando agenti e continuiamo a eliminare alti funzionari», ha tuonato il premier israeliano Benyamin Netanyahu, definendo l'ultimo omicidio mirato come «pulizie per la Pasqua ebraica», mentre dal nascondiglio in cui si è trincerato dalla morte del padre e predecessore, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei rispunta con un nuovo messaggio sempre senza farsi vedere: «Gli assassinii non scalfiranno la nostra causa».

Il bilancio

La morte di Khademi crea tuttavia una nuova falla nel sistema della Repubblica islamica, che dopo la guerra dei 12 giorni a giugno e nel nuovo conflitto ha perso i suoi principali leader, a partire dall'ex Guida suprema Ali Khamenei, sebbene Teheran abbia dimostrato di aver di volta in volta i sostituti. Lo stesso Khademi era stato nominato a capo dell'Intelligence delle Guardie della Rivoluzione islamica la scorsa estate per rimpiazzare il predecessore Mohammad Kazemi, ucciso nella guerra di giugno. Sono oltre 50 le figure di spicco del regime degli ayatollah ad essere state uccise tra la guerra dei 12 giorni e il conflitto scoppiato lo scorso 28 febbraio. Negli attacchi di Usa e Israele dell'ultimo mese sono morti anche Ali Shamkhani, ex segretario del Consiglio di Sicurezza ritenuto l'uomo forte del programma nucleare di Teheran, e Abdolrahim Mousavi, capo di Stato maggiore dell'Esercito.

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