Il delitto di Palau.

Ragnedda smentito in mille pagine 

Cinzia Pinna uccisa mentre era seduta, crolla l’ipotesi della legittima difesa 

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Traballa la versione di Emauele Ragnedda, quasi fuori dalle indagini Rosa Maria Elvo, si complica la posizione di Luca Franciosi e spunta una maschera di porcellana sporca di sangue: sono alcuni dei temi caldissimi delle oltre mille pagine depositate in Procura a Tempio sull’omicidio di Cinzia Pinna. La pm Noemi Mancini sta lavorando sugli esiti delle consulenze tecniche (affidate a Ris e periti balistici) che ricostruiscono quanto avvenuto la notte tra l’11 e il 12 settembre 2025 nella tenuta di Conca Entosa, a Palau. Uno dei dati rilevanti è sicuramente quello che mette in discussione la versione di Ragnedda su una presunta aggressione subita dall’imprenditore da parte della vittima.

Ragnedda mente?

Dalla consulenza balistica emerge che Cinzia Pinna sarebbe stata colpita mentre era seduta su un divano. Emanuele Ragnedda, nella sua confessione, parla di una aggressione subita, con la Pinna che si avvicina a lui impugnando un coltello. Se la vittima era effettivamente seduta, il racconto dell’imprenditore di Arzachena è incongruo. Mentre a conferma di quanto dichiarato dall’uomo (Ragnedda sostiene di essere stato ferito) sono state trovate tracce abbondanti di sangue con il profilo genetico dell’indagato. Tracce ematiche ci sono anche su una maschera di porcellana (ed è una circostanza da chiarire) trovata nella stanza del delitto, Ragnedda la indossava? Non sarebbero emersi elementi che provano una violenza sessuale.

Elvo quasi scagionata

Altro dato importante è la conferma della versione fornita dalla compagna di Ragnedda, Rosa Maria Elvo. La donna, indagata per favoreggiamento, ha sempre detto di non avere pulito la casa di Conca Entosa dopo il delitto e i test del Dna hanno fornito riscontri precisi sul punto. «La mia assistita ha avuto questa notizia positiva nel giorno del suo compleanno, è una cosa importante dopo mesi di calvario»: sono queste le parole di Francesco Fùrnari, difensore di Elvo. La ristoratrice di San Pantaleo ha sempre escluso di avere aiutato il compagno. Dice l’avvocato Fùrnari: «Rosa Maria Elvo non ha avuto alcun ruolo in questa vicenda». Il profilo genetico di Elvo non è stato trovato in nessuno degli oggetti repertati. Si complica invece la posizione di Luca Franciosi (indagato per favoreggiamento), per il quale saranno necessari approfondimenti. I test sul Dna mettono sulla scena del delitto una decina di persone non identificate, i soggetti che probabilmente sono stati nella casa di Ragnedda ignari di tutto.

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