L’emancipazione sui social, la mobilitazione online e infine la devastazione nelle strade, documentata con filmati su Tik Tok conditi da culture pop e “meme attivismo”. È l'ascesa in piazza delle frange violente della Gen Z, soprattutto minorenni appena adolescenti - tra loro anche italiani di seconda generazione e stranieri - che fronteggiano con il linguaggio digitale i governi e le istituzioni del potere per poi creare disordini e saccheggi da filmare.
Le tensioni di queste ore in Italia, che portano inevitabilmente con sé la scia della protesta internazionale dilagata dalla Francia, sono al centro delle riflessioni di investigatori e intelligence che stanno monitorando il tam tam da cui sono nati gli appelli per due giornate di manifestazioni in tutta Europa, quella di sabato 17 scorso - che anche nel nostro Paese ha portato a scene di devastazione in varie città - e del 20 novembre, indette dalla '"Gen Z Revolution - European Protest”, a sostegno di studenti, diritti e un futuro più equo, con lo slogan “ogni nazione, ogni città, la stessa lotta”. Tik Tok è considerato lo strumento social più utilizzato per gli scambi di comunicazioni, ma ci sono anche piattaforme come Discord, un sistema di messaggistica istantanea, inizialmente nato per gli appassionati di videogiochi e che oggi conta centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo e oggi usate per confronti politici e per l'organizzazione di manifestazioni. Ma c'è anche la app Deriva (un nome italianizzato di Geneva), nata come mezzo di comunicazione alternativo a Discord, Slack e Whatsapp con l'obiettivo di offrire un luogo sicuro, privo di algoritmi e messaggi d’odio, senza conteggi di follower ma con chat, stanze video, forum e calendari per eventi.
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