Campo largo.

«Questo sistema è un inganno» 

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Silvio Lai, segretario regionale del Pd e deputato. La legge elettorale ha retto allo scoglio del voto segreto. Se l’aspettava?

«La legge è passata, ma quello che si è visto in Aula è grave. Il voto era formalmente segreto; nei fatti c’erano persone in tribuna che seguivano i deputati e li riprendevano. Alcuni parlamentari sono stati spostati in file più alte, dove potevano controllare chi stava più in basso. Non avevo mai visto una pressione così evidente. La libertà del voto non si tutela soltanto con una regola: bisogna garantirla anche nella pratica».

Aveva già assistito a situazioni del genere?
«Mai in questo modo palese, ma non intendo drammatizzare questo aspetto. Di certo una parte dei parlamentari di maggioranza ha votato sotto pressione sapendo che la legge non garantirà più la rappresentanza dei territori, come avveniva con i collegi uninominali introdotti sin dal Mattarellum e che da oggi sono cancellati».

Ritornano le preferenze.
«Sì ma è un grande inganno. Si potrà essere eletti con le preferenze solo in partiti più grandi, dal 15% in su. Inoltre, c’è la possibilità di candidare nel premio di maggioranza anche chi non è capolista, si rischia cioè di vincolare due posti in ogni collegio. Alla faccia della scelta dei parlamentari da parte dei cittadini. Al massimo saranno eletti con le preferenze il 5-10% dei parlamentari come ricorda il costituzionalista Ainis, al prezzo del rischio di condizionamenti del voto per i costi della campagna elettorale in collegi così estesi. In più anche per la riduzione dei parlamentari interi territori resteranno senza rappresentanza».

La legge garantirà stabilità?
«Solo se uno dei poli raggiunge il 42%, cosa non scontata considerate le liste di protesta che si presenteranno. E, come ha detto Elly Schlein, se il centrodestra non ottiene il 42% è già pronto a formare una maggioranza con Vannacci, altro che tenerlo a distanza e altro che scelta preventiva dei cittadini».

Quali effetti sul Pd nazionale e regionale?
«Il Pd ha la possibilità di candidare figure autorevoli che hanno già dimostrato di avere un grande consenso. Le conseguenze sono più sulla campagna elettorale che diventa ingannevole per i cittadini. Questo per noi è il punto più grave e la ragione per cui da lunedì si presenteranno ricorsi in tutte le 29 corti d’Appello, proprio perché viene leso il diritto dei cittadini a scegliere il proprio parlamentare. Non solo: viene meno il diritto ad una rappresentanza equilibrata di genere in Parlamento».

Chi subirà di più questa legge?
«I partiti con forte radicamento territoriale, la Lega al nord, il Pd al centro. Nel caso della Lega cambia la natura profonda di quel partito. In Sardegna il centrosinistra unito avrebbe vinto largamente in tutti i collegi, come è successo al centrodestra nel 2022, mentre così avremo meno parlamentari anche in caso di vittoria. Ma il vero tema è che con il nuovo sistema la premier cambia le regole del gioco a pochi mesi dal voto, non distinguendosi dal passato che aveva criticato duramente».

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