Non bastavano la svalutazione delle case, il dibattito su ipotetiche forzature urbanistico-paesaggistiche, il drastico abbassamento della qualità della vita. Il Tyrrhenian Link non servirà solo per trasportare l’energia elettrica nella Penisola, attraverso un dispiegamento di forze imperioso, realizzato tuttavia senza il confronto con le popolazioni. Ora che gli interventi stanno per essere completati, c’è chi si pone il dubbio delle conseguenze che un’opera del genere avrà negli anni.
Il cantiere
Anche giovedì la nave che sta terminando di posare i cavi (cosa che dovrebbe avvenire in pochi giorni) era in servizio al largo di Terra Mala, in territorio di Quartu, per nulla scalfita dagli ultimi botti dell’alba del primo dell’anno. Chi risiede nella lottizzazione ha un diavolo per capello e non certo per l’esplosione dei petardi: «Nulla sarà più come prima», dice Gianni Cossu, tra i principali oppositori dell’intervento. «Terra Mala è solo l’inizio, il simbolo di uno scempio autorizzato e realizzato in spregio di tutte le normative paesaggistiche e urbanistiche. Hanno sbancato una spiaggia, distrutto forse per sempre un tratto di litorale che, se non di prima fascia, appagava l’ambizione dei residenti di fare un bagno sotto casa. Ora anche le abitazioni valgono il 30-40% in meno e nessuno ha proposto indennizzi, parlato con chi abita qui. Solo tagli stradali, lavori nella spiaggia sfregiata, senza contare il ronzio che sarà rilasciato dalla cabina elettrica quando non ci sarà più il cantiere».
Contestazioni
Cossu, che di professione fa l’ingegnere e che ha studiato il progetto del maxi-cavo nei suoi dettagli più reconditi, ipotizza uno scenario energetico che vedrà la Sardegna primeggiare in fatto di gigawatt, situazione che comporterà, negli anni, la realizzazione di altri Tyrrhenian Link. Sempre che Terna – o chi per lei – abbia a disposizione i soldi per realizzarli: quello che arriva a Termini Imerese, a conti fatti, è costato 3,7 miliardi di euro. Già oggi, con l’inflazione all’8%, ne costerebbe 4. «Sarà necessario avere nuovi Tyrrhenian link perché già ora, davanti a un fabbisogno, in termini di potenza, di 1.3-1.4 gigawatt, in Sardegna siamo in grado di generarne circa 4», dice Cossu. «Ad esempio, se dovesse essere realizzato il parco eolico off shore davanti ad Alghero, esso introdurrebbe una variabile di circa 900 megawatt nella rete elettrica sarda, ovvero più di quanto serve ogni giorno alla Sardegna per coprire il fabbisogno di potenza di base, con gli inevitabili, conseguenti squilibri anche se magari, con il trascorrere degli anni, il fabbisogno salirà a 1.9 gigawatt, come ipotizzano gli studi di Terna. In ogni caso, la potenza immessa nella rete sarda e la conseguente energia prodotta risulterà sempre di più all'aumentare dei nuovi impianti installati e, preso atto che gli accumulatori Bess costituiscono una soluzione marginale, ci si dovrà porre semmai il problema di come trasportarla sulla terraferma». È vero che ci sono il Sacoi e il Sapei, capaci di dirottare nella Penisola altri 400 e mille megawatt di potenza, ma è palese che si renderà necessario costruire nuove connessioni sul modello del Tyrrhenian Link: «Quindi ci saranno altre Terra Mala, con altri scempi ambientali e paesaggistici che prescindono dalle celebrazioni di facciata per un’opera decisa lontano da qui e che non porterà di certo vantaggi all’Isola». Insomma, altri maxi-cavi, che comporteranno una spesa di quattro miliardi alla stima di oggi, ma non solo: «Avranno anche un ammortamento come minimo trentennale, sempre che qualche evento avverso, si pensi alla pratica della pesca a strascico, non li danneggi», è la chiosa di Cossu, «nei tratti esposti in profondità».
Profondità
A proposito di profondità, Terna, il gestore della rete elettrica di trasmissione nazionale, ha fatto sapere di aver stabilito un nuovo record mondiale nel corso della posa del primo tratto del Ramo Ovest del Tyrrhenian Link, l’elettrodotto sottomarino che collegherà la Sicilia alla Sardegna. «Per la prima volta», celebra Terna in un comunicato, «un cavo di potenza in corrente continua ad alta tensione è stato installato a una profondità di 2.150 metri. L’operazione è stata realizzata in collaborazione con Nexans, specializzata a livello globale nella progettazione e produzione di sistemi e servizi di collegamento via cavo». Posto che il completamento della posa del primo ramo della tratta Ovest, tra Sicilia e Sardegna, si può dire ormai concluso, il progetto comprende anche il Ramo Est, che collegherà la Campania alla Sicilia. In questo tratto, la posa del primo dei due cavi si è conclusa a maggio, mentre all’inizio di dicembre è stata avviata l’installazione del secondo. L’intervento prevede la posa di circa 490 chilometri di cavo in corrente continua, a una profondità massima di 1.560 metri, tra gli approdi di Fiumetorto, nel Palermitano, e Torre Tuscia Magazzeno, in provincia di Salerno. Con una lunghezza complessiva di circa 970 chilometri, una potenza massima di mille megawatt (significa che potrà trasferire un gigawatt all’ora se sfruttato in modo continuativo alla massima potenza) e un investimento complessivo di 3,7 miliardi di euro - di cui 500 milioni finanziati nell’ambito del Piano REPowerEU per la tratta Est - «il progetto costituisce un tassello chiave per la transizione energetica: aumenterà la capacità di scambio elettrico tra le isole e la penisola, favorirà l’integrazione del mercato elettrico nazionale e garantirà maggiore stabilità, adeguatezza e sicurezza al sistema di Sardegna, Sicilia e Campania, contribuendo al contempo al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione del Piano integrato energia e clima (Pniec).
Gli attivisti
E i Comitati? Il gruppo “No Tyrrhenian Link” non sta a guardare. Pur riconoscendo che ormai c’è ben poco da fare, attacca: «Per noi la notizia non è il record mondiale stabilito da Terna, ma che siamo ufficialmente colonia italiana di sfruttamento. Serviamo il Nord, serviamo le multinazionali, e serviamo per l'energia di guerra». Quindi alcune considerazioni che non riguardano solo Terra Mala: «La lotta non termina con il Tyrrhenian Link, ma ci sono tre impianti di batterie Bess da fermare. Nell'area di Selargius, in cui sorgeranno le stazioni, abitano delle persone che hanno costruito casa nel rispetto delle regole, che non sono sotto esproprio e non riceveranno un centesimo, ma che dovranno scegliere se restare e rischiare di ammalarsi. O se svendere casa e andare via. Ma chi comprerebbe? Immobili e terreni confinanti perderanno valore». Conclusione: «Chi rimborserà i proprietari?». Domanda senza risposta – a Terra Mala e a Selargius – come tante altre.
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