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Questi “Corallari” senza paura a 80 metri sotto il mare 

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«Il corallo è l’unico materiale che continua a vivere anche dopo la lavorazione», afferma un artigiano. All’oro rosso è dedicato il docufilm dell’oristanese Giovanni Zoppeddu. Il regista, 43 anni, spiega cosa l'ha affascinato: «Leggendo il libro dell’amico Ninni Ravazza mi sono appassionato alle storie sia di chi pesca il corallo, sia di chi lo lavora. Purtroppo è un mondo che sta scomparendo, soprattutto quello dei pescatori: le licenze per la pesca del corallo sono 18 nell'Isola, ma solo la metà riguardano persono che lo fanno di lavoro»

“Corallari”, prodotto da Terra de Punt e distribuito da My Culture, si muove tra Alghero e Torre del Greco, tra Sardegna e Campania che infatti hanno appoggiato l’opera con le loro Film Commission insieme alle due Regioni e al MIC-Direzione Generale Cinema e Audiovisivo. Torre del Greco è da sempre celebre per i suoi artigiani che lavorano l'oro rosso e ha contribuito a rilanciare la pesca del corallo.

Protagonista del docufilm è Agostino, corallaro di Alghero. Sub che sfida la profondità del mare (non meno di 80 metri) per raccogliere il corallo. Il regista Zoppeddu ricorda: «Prima la pesca avveniva nel mare cosiddetto di sopra ma un po’ per l'eccessivo sfruttamento, un po’ per le mutate condizioni climatiche, con l’aumento della temperatura dell'acqua che è nocivo per l'organismo marino animale. È un lavoro che non si tramanda di padre in figlio, perché un padre non vuole che il figlio corra gli stessi rischi». Va ricordato poi che la Sardegna ha la migliore legislazione d'Europa sulla pesca del corallo, tanto da essere presa a modello dalle diverse nazioni.

Nel docufilm non c'è solo il racconto di Agostino, ma anche quello degli artigiani campani, maestri nella lavorazione dell'oro rosso, che in realtà ha mille sfumature. «Per fare una collana ci possono volere anche anni perché devi trovare il corallo dello stesso colore». Gli acquirenti arrivano da tutto il mondo, ma soprattutto da India e Cina.

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