Una ragione precisa c’era. Dieci giorni fa in Aula Barbara Manca si era trincerata dietro «la necessità di ulteriori approfondimenti» per giustificare lo spostamento dal 2026 al 2027 dei trenta milioni di euro per la fusione degli aeroporti. «Andiamo avanti con i piedi di piombo», aveva dichiarato l’assessora ai Trasporti durante l’esame della variazione di bilancio da due miliardi, sottolineando l’esigenza di altre indagini da compiere anche sui patti para sociali, «un aspetto su cui la presidenza» si sta soffermando «per tutelare l’interesse pubblico all’interno dell’integrazione industriale». Ma dieci giorni fa i militari della Guardia di finanza avevano già fatto i sopralluoghi per acquisire gli atti sull’operazione che consentirebbe all’amministrazione di avere il 9,25% delle quote nella holding di gestione dei tre scali sardi. Nessuno lo sapeva, a parte i diretti interessati. A quel punto, andare avanti, noncuranti del faro puntato della Corte dei Conti, sarebbe stato quanto meno da incoscienti. La Regione ha così deciso di non decidere, spostando alla Finanziaria 2027 il problema se investire o meno i trenta milioni.
«Non se ne fa più nulla»
Non è la prima volta che la Giunta fa marcia indietro su questo fronte. È dal 2024 che i trenta milioni vengono prima previsti e poi cancellati dai provvedimenti finanziari in discussione. Stavolta però è diverso. L’ultimo dietrofront ha l’aria di una scelta definitiva, non foss’altro perché il term sheet, ovvero l’accordo preliminare tra le parti per la costituzione della holding, fissava «al 30 settembre 2026 l’obiettivo condiviso di addivenire alla firma degli accordi vincolanti». Una scadenza necessariamente sfumata per la Regione, certo, ma anche per la Camera di commercio di Cagliari e Oristano e per F2i Ligantia. E adesso, tra gli stessi gruppi del centrosinistra, c’è chi è convinto che l’operazione non andrà più in porto.
Magari è anche per questo motivo che, subito dopo l’ok alla variazione, in modo sorprendente è passato all’unanimità in Consiglio regionale un ordine del giorno del centrodestra che sistema una serie di paletti importanti: se la Regione intende dar seguito al progetto di integrazione del sistema aeroportuale della Sardegna, allora il controllo della holding deve essere pubblico.
Unanimità sull’odg
In particolare l’odg impegna la presidente della Regione e la Giunta «a chiedere alla Camera di Commercio di Cagliari e Oristano di rendersi disponibile a cedere una quota della propria partecipazione superiore almeno al dieci per cento, o comunque tale da consentire il controllo della holding da parte della Regione e la prevalenza del controllo pubblico sulle decisioni strategiche per il sistema aeroportuale». Non solo: «Todde dovrà riferire all’Aula sullo stato del progetto di integrazione almeno ogni tre mesi». Nel documento, anche un passaggio sulla proposta di Piano Nazionale degli Aeroporti 2026-2035 che «intende promuovere la costituzione dei sistemi integrati aeroportuali», ma «senza necessariamente modificazioni soggettive nella titolarità degli atti concessionari di gestione totale degli scali di interesse». Tradotto: non c’è bisogno, in caso di integrazione, che ci sia un fondo di investimento privato alla guida di tutto. Tanto meno se la Corte dei Conti, che ha fatto acquisire gli atti, ha fortissime perplessità sull’operazione.
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