È battaglia senza esclusione di colpi sul referendum delle giustizia. Il fronte del sì e quello del no si fronteggiano a distanza, in dibattiti accesi tra teatri e convegni. A infiammare di nuovo lo scontro è una punzecchiatura del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari. A chi chiede cosa voterebbe Vladimir Putin al referendum, risponde: «In Russia non c'è la separazione delle carriere, quindi probabilmente voterebbe no». «Una battuta in una chiacchierata informale con i cronisti», precisa poco dopo. Ma tanto basta per suscitare la dura reazione della segretaria del Pd Elly Schlein, che la controffensiva: «Spiace che l'autorevole appello di Mattarella sia stato così poco ascoltato. Hanno detto che avrebbero abbassato i toni, ma oggi Fazzolari arriva a dire che Putin voterebbe no alla riforma. Alla faccia della non politicizzazione del referendum e dell'abbassamento dei toni». Ma da Fazzolari arriva una replica stizzita: «spiace constatare che quella battuta sia stata travisata e che una polemica surreale e infondata abbia finito per distogliere l'attenzione dall'anniversario».
Contesa che si aggiunge a un battibecco sui toni della campagna elettorale, cominciato ieri a prima mattina con l'intervento del presidente del Senato Ignazio La Russa. Che, riconoscendo l'inasprirsi del dibattito, ribadisce l'impegno a stare nel merito della riforma. E poi stuzzica : «tutto il resto sono argomenti che creano confusione e falli di reazione che rendono più complicata la decisione dei cittadini». Ma le opposizioni non ci stanno. Questo clima «nasce da una precisa scelta politica».
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