Il fronte interno.

Pugno duro contro i sostenitori di Pahlavi  

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Il regime iraniano continua a mostrare il pugno duro contro ogni forma di dissenso, temendo che possano ripetersi proteste di piazza come quelle di gennaio. Nelle ultime 72 ore, la polizia ha arrestato 54 sostenitori di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, accusati di spionaggio e di pianificare rivolte nel Paese. Altri undici membri della cosiddetta “fazione monarchica” sarebbero stati “neutralizzati”, mentre due persone sono state fermate con l’accusa di aver tentato di inviare informazioni strategiche al Mossad.

Secondo le autorità, i fermati diffondevano propaganda monarchica e cercavano di destabilizzare la Repubblica, mantenendo contatti con oppositori in esilio.

La monarchia continua ad attrarre giovani e diaspora iraniana, pur dividendo l’opposizione, tra chi vede in Pahlavi un possibile leader e chi invoca invece un nuovo sistema repubblicano e democratico. Il figlio dello Scià ha ribadito di voler guidare un sistema di transizione al momento della caduta della Repubblica Islamica.

Il regime avverte che eventuali nuove proteste saranno contrastate con forza maggiore rispetto a gennaio.

Intanto la guerra ha provocato gravi danni: oltre 42.900 unità civili colpite, 206 tra insegnanti e studenti uccisi, 223 donne morte, 2.129 feriti e danni a musei e siti storici da Teheran a Isfahan.

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