Milano. Nella prima udienza del processo di secondo grado, quattro mesi fa, tentò di chiedere «scusa e perdono». La madre della vittima si alzò per gridargli: «Basta, stai zitto!». E anche ieri, dopo che la Corte d’Assise d’appello di Milano ha confermato 27 anni di reclusione per Daniele Rezza per omicidio volontario e rapina aggravati, il fratello di Manuel Mastrapasqua, ucciso con una coltellata per un paio di cuffie wireless, ha ribadito che per la famiglia quelle scuse tardive «non valgono niente». E la pg Olimpia Bossi nella requisitoria aveva rimarcato che Rezza, che ora ha 21 anni, ha finora mostrato «indifferenza di fronte a quella vita spazzata via e mai un pentimento o un rimorso». Mastrapasqua, 31 anni, verso le 3 del mattino dell’11 ottobre del 2024 rincasava a Rozzano dopo un turno di lavoro in un supermercato quando Rezza lo uccise con una pugnalata. «Quando l’ho visto volevo prendergli tutto: soldi, cellulare, qualsiasi cosa potessi rivendere», mise a verbale dopo l’arresto. Suo padre gettò quelle cuffie e accompagnò il figlio alla stazione: da lì Rezza prese un treno per Pavia e un autobus per Alessandria, dove venne bloccato. La Corte ha escluso l’aggravante dei futili motivi, mantenendo intatta la pena. E si è riservata di decidere sulla richiesta di ammissione alla giustizia riparativa presentata dalla difesa, a cui si oppongono i familiari di Manuel.
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